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Combattere l’ecoansia

In letteratura, con “ecoansia” si intende quella profonda sensazione di disagio e di paura che si prova al pensiero ricorrente di possibili disastri legati al riscaldamento globale e ai suoi effetti ambientali. Un problema che sembra colpire soprattutto i giovani, le popolazioni indigene e in generale tutte quelle persone che sono maggiormente a contatto con la natura, ma in realtà chiunque può soffrire di ecoansia o ecodepressione.

Questo fenomeno è legato principalmente a due tipologie di emozioni: la prima è l’incertezza nei confronti del futuro, la seconda è il senso di impotenza di poter cambiare le prospettive.

Un recente studio internazionale, promosso dall’Università di Bath in Inghilterra, ha indagato il disagio psicologico causato dai cambiamenti climatici e anche dallo scarso intervento da parte dei governi  su un campione di 10.000 volontari provenienti da paesi diversi, di età compresa tra i 16 e i 25 anni. Il sondaggio che è stato sottoposto ai partecipanti è stato sviluppato da un team di esperti in emozioni del cambiamento climatico, psicologia clinica e ambientale e altri settori della salute mentale e conteneva otto domande generali sulle esperienze emotive, funzionali e psicologiche riguardo al cambiamento climatico e alla risposta dei governi: il 60% dei partecipanti ha espresso un livello di preoccupazione significativo per gli effetti del cambiamento, affermando di sentirsi molto o estremamente preoccupato. Inoltre, più del 45% delle persone ha confermato l’impatto negativo che hanno questi sentimenti sulla loro vita quotidiana. Questo disagio influenza anche le scelte di vita: molti sono riluttanti ad avere figli e temono per la loro salute.

L’OMS ha già fatto presente ai governi di potenziare i programmi e le attività di supporto psicologico alla popolazione, sottolineando che l’ecoansia non si supera negandosi il problema ma aiutando le persone ad affrontarlo con un atteggiamento adeguato. In questa situazione, viene spontaneo domandarsi: cosa si può fare per migliorare il comportamento quotidiano delle persone a contrasto del cambiamento climatico, senza però provocare la diffusione dell’ecoansia?

La soluzione, secondo i sociologi, è provare ad incoraggiare comportamenti virtuosi dal punto di vista sociale e ambientale, mandare messaggi in maniera strategica, convincendo le persone a scegliere comportamenti migliori per loro e per la comunità, senza però provocare angoscia nel cittadino: questa, in psicologia ed economia comportamentale, è definita “spinta gentile”. Un simpatico esempio è quello della stazione di Stoccolma, dove le scale sono state trasformate in una sorta di pianoforte, invogliando le persone a salire e scendere a piedi piuttosto che prendere le scale mobili.

In conclusione, si tratta di un problema su cui il singolo individuo ha veramente poco controllo diretto, ma che deve necessariamente creare un’attivazione di specie. Si può affermare che i tempi sono ormai maturi per mettere in evidenza il problema dell’ecoansia: spetterà alla psicologia non solo aiutare chi la soffre più direttamente, ma anche contribuire a creare una coscienza sociale sul tema che aiuti i singoli e la società ad affrontare in modo costruttivo questa sfida.

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giovedì 20 Giugno 2024