Città marziane

«Sono diventato un architetto perché avevo sentito che gli architetti lavorano con lo spazio, ma finora tutto quello a cui abbiamo lavorato in realtà è progettato sulla Terra», così il danese Bjarke Ingels, fondatore dello studio di architettura BIG, ha esordito al Ted Talk 2019. Per sua fortuna la Dubai Future Foundation lo aveva già contattato per il progetto di una città su Marte per il 2117.

Bassa pressione, alte emissioni radioattive, temperature freddissime, assenza di gravità e di ossigeno rendono l’ambiente marziano decisamente poco favorevole alla vita. Eppure per progettare il suo centro urbano, Ingels si è ispirato alle più tradizionali costruzioni terrestri: le case troglodite di Matmata in Tunisia e gli igloo dei deserti ghiacciati della Groenlandia. Combinando le due strutture ha creato Mars Science City, un gioiellino ad alta tecnologia completamente autosufficiente. I materiali da costruzione sarebbero estratti direttamente in loco. Marte è infatti formato da pietre, sabbia e regolith, un misto di polvere, terra e rocce rotte, che è presente anche sul nostro pianeta. Vetro e alluminio sarebbero realizzati di conseguenza. L’acqua, indispensabile per l’irrigazione degli orti idroponici, verrebbe estratta dai ghiacciai. L’unica pecca? Niente animali.

Il primo progetto di città marziana, premiato dalla Nasa, risale però già al 2017 ad opera della ricercatrice italiana Valentina Sumini, trapiantata negli USA dove lavora all’MIT (Massachussets Institute of Technology). Redwood Forest, letteralmente foresta di sequoie, è composta da una serie di cupole (chiome) e cunicoli sotterranei (radici) che dovrebbero ospitare circa 10.000 persone.

Il fermento per la creazione di insediamenti urbani sul Pianeta Rosso è però lungi dall’essersi esaurito. Mars City State Design Competition, indetta da The Mars Society con il patrocinio di Elon Musk, quest’anno vede infatti la sua seconda edizione. Gli interessati avevano tempo fino alla fine di giugno per inviare la propria candidatura al concorso per la progettazione di una città per un milione di abitanti. L’anno scorso il contest venne vinto da Star City, progetto di un centro per 10.000 terrestri, ad opera dei fratelli George e Alexandros Lordos.

Nell’attesa di poter effettivamente camminare su suolo marziano, possiamo almeno visitare virtualmente Marineris City. “Ho visto cose che voi umani…” stavolta sarà mica il caso di dirlo? Intanto l’azienda State of Art di San Donà (VE) si è aggiudicata il primo premio nella competizione internazionale Mars Home Planet Rendering. Passeggiando a Marineris si può notare l’utilizzo di strutture ad alveare. Le stesse sembrano essere presenti in tutti i progetti di città marziane, come a volerci dire che non può esserci la vita se non esistono le api. E allora, sembra proprio il caso di tornare a citare Ingels: «I principi che ci permetteranno di vivere su Marte saranno gli stessi che ci permetteranno di custodire la terra». In bocca al lupo a tutti!

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sabato 26 Settembre 2020