Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

Cantare il mare: gli entusiasmi di ieri, le paure di oggi

Incontri. Nel mondo globalizzato le nostre vite sono colme di incontri. Genti, informazioni e merci viaggiano veloci creando relazioni e reciproco arricchimento; ma i continui flussi possono portare a non approfondire le nuove conoscenze, a percepirle minacciose, al timore di perdere la propria tradizione, quel “noi” da difendere dagli “altri”.

Niente di nuovo, l’incontro/scontro fra civiltà ha da sempre caratterizzato la storia umana e, seppur si siano succeduti nei secoli vincitori e vinti, molto spesso proprio dalle popolazioni sconfitte sono arrivate le più grandi innovazioni: così i greci hanno appreso dai fenici, così i romani non avrebbero avuto la stessa fortuna se non fossero entrati in contatto col pensiero ellenico. Perché è l’incontro che fa progredire le civiltà, non il loro combattersi. Proprio dall’antichità il luogo principalmente deputato all’incontro è stato il mare, oggi come allora fonte d’inesauribile ispirazione per poeti, cantanti ed artisti. Il mare solcato da Odisseo in un continuo viaggio verso il nuovo, verso l’altro, il mare attraversato dagli ori, dalle spezie, da pirati e naviganti, quel mare che secondo Fabrizio De André «separa e unisce popoli  e continenti» stimolando «il sogno e l’immaginazione», ma anche un «continuo contatto con la realtà», che fornisce immagini, suoni, colori.

Ancora negli anni Novanta vari cantautori italiani continuarono ad omaggiare il Mediterraneo, la sua storia, il suo eterogeno connubio di culture, con il lancio di tre canzoni, uscite nell’arco di dieci anni. Mediterraneo di Mango nel 1992 ne descriveva i colori, «Bianco e azzurro sei/ con le isole che stanno lì/ le rocce e il mare», gli odori e i sapori, «con le arance», i paesi e gli orizzonti «e la strada che piano viene giù/ tra i pini e il sole», con l’invito a gettare «lo sguardo giù» per farsi trasportare dalla sua meraviglia. I Nomadi nel ’98 invece preferiscono concentrarsi sulla storia di quell’ «enorme spirito d’acqua/ che illumina i marinai», sulle «popolazioni millenarie» che «son passate di qua/ sopra un cargo, a difendere, la loro dignità», sui profumi degli agrumi, sulle storie che «celano i porti/ dietro alle case bianche/ di pescatori, di fibra dura/ quasi in odor d’Oriente». Ma è Eugenio Bennato con Che il Mediterraneo sia a ricreare l’atmosfera dei mercati, una sinestesia di suoni, lingue, genti, religioni «tra la storia e la leggenda/ del flamenco e della taranta/ e tra l’algebra e la magia/ nella scia di quei marinai» con una canzone che alterna italiano, napoletano, arabo e francese, combinando sonorità di diverse tradizioni musicali.

È qui il punto; il mare, il Mediterraneo è «andare, andare alla stessa festa/ di una musica fatta di gente diversa/ da Napuli che inventa melodia/ ai tamburi dell’Algeria», è unione, non contrasto. Accoglienza e non sbarramento: un luogo di vita, non il cimitero di molti. Purtroppo ultimamente il mare viene ancora citato nelle canzoni, ma con altri scopi. Fra 2017 e 2020 due artisti italiani preoccupati l’hanno inserito nelle loro canzoni per invitare all’apertura, per contrastare una tendenza negativa che va sviluppandosi. Mannarino in Apriti cielo afferma «Apriti mare/ e lasciali passare/ non hanno fatto niente/ niente di male» e Niccolò Fabi in Io sono l’altro mostra come l’altro sia semplicemente quello «che il tuo stesso mare/ lo vede dalla riva opposta», non una minaccia. Perché in un mondo globalizzato, in un mondo d’incontri, di merci, informazioni e genti che viaggiano veloci, non si può temere una diversità che arricchisce, non ci si può chiudere all’altro.

Approfondimenti
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

  • Puntuale come ogni anno, prima della fine dell’estate, anche nel 2022 è tornato Poplar Festiva ...
  • A volte basta un bagno per rinascere, per cancellare stress, ansia e preoccupazioni. Scarpe como ...
  • Far dialogare tra loro i diversi popoli, superando le diversità linguistiche, con l’ambizione ...
  • "So Farewell, Yellow Brick Road". Mani sui tasti del pianoforte a coda e via, pronto a suonare ...
  • Fake news, perchè ci caschiamo ancora? La risposta è semplice, è il nostro cervello ad "ingann ...
  • Per la nostra sezione Sport, vi proponiamo il focus dedicato ai 32esimi di finale di Coppa Italia ...

giovedì 29 Settembre 2022