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Buona fine e buon principio!

Il 2022 si appresta a terminare e, come ogni fine d’anno che si rispetti, siamo tutti o quasi, alle prese con tradizioni e scaramanzie per assicurarci “una buona fine e un buon principio” e iniziare il 2023 con il piede giusto.

Ma da dove nasce l’usanza di festeggiare il passaggio da un anno all’altro? Come molte altre tradizioni, anche questa deriva dalla Roma precedente al Cristianesimo, in cui si praticavano riti in onore di Saturno (i cosiddetti Saturnali), che chiudevano l’anno, seguiti da una festa pagana dedicata a Giano, il dio degli inizi, da cui prende il nome anche il mese di gennaio. È Papa Innocenzo XII nel 1691, a ufficializzare, anche per il Cristianesimo, il primo di gennaio come data dell’inizio dell’anno nuovo. Tale impostazione rimane tuttavia limitata dove vige il calendario gregoriano, ossia basato sull’anno solare e sul ciclo delle stagioni. In altri stati del mondo dove segue invece il calendario lunisolare o lunare, il Capodanno viene celebrato in altri momenti dell’anno, anche variabili.

In Italia sono varie le usanze dell’ultima notte dell’anno, principalmente legate alla tavola – immancabilmente ornata di rosso, di buon auspicio – e al cibo. Dallo spumante da aprire con il botto, alle protagoniste indiscusse del cenone di San Silvestro: le lenticchie. Accompagnati o meno dal celeberrimo cotechino, questi piccoli legumi non possono di sicuro mancare su ogni tavola imbandita per il 31 dicembre. Ma da dove deriva, e che significato ha, questa tradizione? Anche questa ci arriva dagli antichi romani che, per i loro commerci, usavano questo legume come moneta di scambio. Si dice, infatti, che mangiare lenticchie porti soldi nell’anno nuovo.

Segno di abbondanza è anche l’uva che, in Spagna, è d’obbligo servire, poiché al risuonare dei rintocchi della mezzanotte che segna l’inizio del nuovo anno, è consigliato mangiarne dodici acini, uno per ogni nuovo mese che ci aspetta, come non può mancare il melograno, i cui rossi chicchi simboleggiano fertilità, vita e abbondanza. Dodici, per un’altra tradizione italiana, sono anche gli spicchi di cipolla da riporre sul davanzale della finestra per capire come saranno i dodici mesi successivi in termini di meteo e clima, in base a come lo spicchio risulterà la mattina seguente (umido, secco…).

Al di là della tavola, sono molti in giro per il mondo, i comportamenti – anche bizzarri – che si mettono in atto per salutare l’anno che se ne va e dare il benvenuto a quello che viene. In Danimarca, ad esempio, si sta in piedi su di una sedia, e si salta giù, simbolicamente nel nuovo anno, allo scoccare della mezzanotte. Sempre un salto è il protagonista di un’usanza britannica, per la quale si entra saltando in un cerchio formato da candele rosse. In Turchia si cosparge l’uscio con il sale, per garantirsi pace e prosperità nell’anno nuovo. In Russia, invece, nonostante il freddo, la porta di casa si lascia aperta, per invitare a entrare il nuovo anno. Dove invece il clima è ben diverso, in Brasile, è usanza fare sette salti all’indietro tra le onde del mare, per buttarsi alle spalle la negatività.

Che sia mangiando o saltando, quello che più conta è iniziare il nuovo anno nel migliore dei modi.

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mercoledì 1 Febbraio 2023