Ansia: una nemica che si nasconde dietro a smartphone e social

L’ansia è sempre più diffusa: cellulari, stress quotidiano e continuo utilizzo dei social di certo influiscono parecchio. Abbiamo incontrato, per parlare di questa tematica, lo psicologo Nicola Gubert. Classe 1984, ha studiato Scienze e Tecniche della Psicologia Cognitiva Applicata, per poi laurearsi in Psicologia – percorso Neuroscienze – presso l’Università di Trento. Dopo un periodo di ricerca internazionale all’estero presso l’University of Miami sul tema dei predittori precoci dello sviluppo di patologie legate allo spettro autistico, ha ottenuto un Master in Mediazione Familiare. Esercita la libera professione di psicologo a Trento e per diversi anni si è occupato anche di Disturbi Specifici dell’Apprendimento in giovani e ragazzi; ad ora Giudice Onorario presso il Tribunale dei Minori di Trento.

 «Con il termine “Ansia” si tende ad indicare un complesso insieme di reazioni che si mettono in atto per difendersi da un evento o stimolo percepito come pericoloso o a cui ci riteniamo non abbastanza forti o adatti a poterne far fronte. Sebbene possa avere risvolti anche molto impattanti sulla vita quotidiana, l’ansia è una reazione del tutto normale a stimoli percepiti come di difficile gestione e l’attivazione dell’organismo che ne deriva è funzionale al poterli affrontare», ci spiega Gubert che prosegue: «L’ansia assume connotazione negativa solo qualora l’attivazione generata nel corpo sia eccessiva al punto da diventare inibitoria delle nostre capacità, portando, di fatto, ad un forte calo della performance, e quindi ad “auto-adempiere” la profezia di non essere in grado di gestire quell’evento».

In questo, indubbiamente, l’ormai diffusissimo utilizzo di smartphone e simili sta giocando un ruolo significativo, soprattutto quando è connesso ad un abuso di accessi alle piattaforme social. Il motivo risiede molto spesso in due elementi portanti, ci spiega lo psicologo: «La tirannia dell’attimo: ossia il bisogno ossessivo ed ansiogeno di essere sempre aggiornati o di aggiornare su quello che si sta facendo o stanno facendo i nostri “amici”. Quest’ abitudine costringe chi ne soffre a passare molto tempo sul telefono controllando le notifiche, aggiornando gli stati e, molto spesso, ciò assorbe attenzioni ed energie ad attività più produttive e soddisfacenti».

Un indizio? Quando abbiamo spento l’ultima volta lo smartphone? Tenerlo acceso durante la notte è una pessima abitudine che spesso porta a disturbi del sonno o ad un riposo non rigenerante, quindi costante stanchezza. L’altro elemento portante, ci dice Gubert, è il Continuo confronto: «Questa sovraesposizione ai social porta le persone ad un continuo e spesso inconscio confronto tra la propria situazione e quella delle persone che si seguono sulle piattaforme. Molto spesso vengono pubblicati e messi in evidenza solo gli eventi prettamente positivi e questo porta ad un costante confronto tra una felicità ostentata rispetto ad una condizione che non può essere composta di soli eventi felici. Questo, secondo diversi studi, porta a sviluppare senso di inadeguatezza, bassa autostima e costante bisogno di approvazione».

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martedì 22 Giugno 2021