Alimentare la fiducia, un circolo virtuoso

Photo by Tim Mossholder on Unsplash

“Non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te” o, in positivo, “comportati con gli altri come vorresti che si comportassero con te”. Un precetto morale piuttosto generico noto a tutti, che però non risuona molto spesso nelle coscienze umane con sufficiente forza da condizionarne l’agire. Ci muoviamo nel mondo spesso dentro una bolla, dove a farla da padroni nella nostra percezione sono i nostri sentimenti, i nostri vissuti, le nostre paure e i nostri desideri. E tendenzialmente quel che facciamo è il risultato di questi soli fattori, molto meno della considerazione di quel che succede nella vita, nel corpo e nel cuore di chi abbiamo davanti.

In un certo senso è naturale che sia così, perché l’esperienza di ciascuno resta pur sempre necessariamente soggettiva: pensiamo, sentiamo e viviamo tutto sempre attraverso il filtro dei nostri sensi e sentimenti, non quelli degli altri. Ma a questo meccanismo percettivo naturale qualche argine va messo, se vogliamo essere persone non dico belle, ma decenti. Uno di questi è certamente l’empatia, la capacità di mettersi nei panni dell’altro per capire quali siano anche i suoi sentimenti, vissuti, paure e desideri e poter di conseguenza rendere le nostre azioni più equilibrate, un punto di incontro tra quel che vogliamo noi e quel che è bene per l’altro.

Anni fa, ero prossima alla laurea, urtai con la mia auto una macchina rossa nel parcheggio di un ristorante. Non mi aveva vista nessuno, mi disse la persona accanto a me al posto del passeggero, “andiamo via”. Io invece tentennai, poi entrai nel ristorante e cercai il proprietario. Non mi scorderò mai la sua faccia quando realizzò che ero lì per prendermi la responsabilità del danno. E non scorderò nemmeno quando nei giorni successivi mi contattò per ringraziarmi di nuovo e, soprattutto, per offrirmi un lavoro nella sua azienda, “perché le persone così oneste sono rare”, disse.

Agire soltanto per sé è più comodo nell’immediato, certo. Quell’episodio mi ha dato però la prova provata che c’è un ma, e pure piuttosto cicciotto. Provare a comportarmi come vorrei che gli altri si comportassero con me non è un vantaggio solo per l’altro. Essere corretti e dimostrarsi degni della fiducia del prossimo paga più di quel che si pensa. In primo luogo, può regalare la soddisfazione di leggere nell’altro la riconoscenza per un gesto di gentilezza e correttezza inaspettato. E poi può alimentare un circolo virtuoso nella nostra rete sociale e nella collettività di cui siamo, volenti o nolenti, parte integrante. Un circolo virtuoso che alla fine dei conti può portare dei vantaggi inaspettati anche a noi. La proposta di lavoro non l’accettai perché stavo ancora studiando, ma quella storia ancora oggi mi fa sentire bene, soddisfatta di essermi fermata a pensare prima di ingranare la marcia.

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martedì 14 Luglio 2020