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A di Autonomia

Photo by Haseeb Jamil, Unsplash

A proposito di “autonomia”, la prima cosa che mi viene in mente è il grande obiettivo di combinare il pranzo con la cena, ma anche il weekend fuori porta in libertà e fare nottata perché mi piace l’alba. Scelte personali quindi, che tradotte in euro significano poter contare su un reddito decente e continuativo e sulla capacità di gestirlo quel tanto che basta per far quadrare il tutto a fine mese. Poi c’è la parte psichica, per cui “autonomia” è conquistarsi, a dispetto dell’incertezza della stessa condizione umana, la dose di tenuta emotiva che serve a traguardare il futuro senza sciupare quel poco o tanto di senso della vita che il destino ci riserva. Infine, c’è l’Autonomia con la A maiuscola, di cui in Trentino si trovano tracce un po’ ovunque: in Comune allo sportello dell’anagrafe, in ospedale per la visita specialistica, nel modo con cui sono organizzati la scuola, il trasporto pubblico, la pulizia delle strade e via dicendo. Come è gestito tutto questo, e moltissimo altro vista l’ampiezza delle competenze in capo alla Provincia autonoma di Trento, ha a che fare, appunto, con l’Autonomia, quella dalla A maiuscola. Ne ha parlato il 7 aprile scorso il sociologo e giornalista Mauro Marcantoni in uno degli appuntamenti del Contest di giornalismo partecipativo Tempora Onlus 2020. L’intervento, rigorosamente online come si conviene ai tempi del distanziamento sociale, ha toccato in particolare tre temi-chiave: l’identità, gli assetti e il finanziamento dell’Autonomia trentina.

Identità. Per dar vita ad una identità territoriale, il riferimento è a quella trentina ma il ragionamento è generalizzabile, non basta combinare uno spazio fisico e un po’ di gente, perché così si ottiene niente di più che un luogo abitato o, allineando il linguaggio, un territorio urbanizzato. Perché si formi un’identità ci vuole soprattutto un sentire condiviso che conferisca ad un determinato territorio caratteri comuni, codici in cui tutti o quasi si riconoscono. Una nota non marginale: l’identità può essere buona e portare buoni frutti, o cattiva, ad esempio perché malavitosa o degradata, e in questo caso gli effetti saranno di segno opposto.

Assetti. L’assetto statutario della Regione Trentino-Alto Adige/Suedtirol è assolutamente atipico nel panorama italiano. A parte l’originale denominazione bilingue, abbiamo un sistema tripolare con due Province Autonome, quella di Trento e di Bolzano che per ampiezza di competenze e di mezzi sono delle Super Regioni e una Regione esile esile, dotata di poche competenze (che non è né sovraordinata né sottordinata alle due Province, ed è forse per questo che è permanentemente in crisi).

Finanziamento. Un tempo il Trentino stava bene, ma oggi molto meno, anche se resta ancora privilegiato rispetto alla media delle restanti Regioni Ordinarie italiane, ma valutare la spesa di un territorio per i servizi ai cittadini non può prescindere dal considerare la quantità di competenze che gestisce, e il modo in cui lo fa, che può essere più o meno virtuoso ed efficace. Quindi, l’invidia con cui ci guardano da “fuori” è giustificata, ma solo in piccola parte.

Detto ciò, se a livello individuale perdiamo di vista chi siamo e la capacità di gestire con responsabilità le risorse, economiche e psichiche, di cui disponiamo, a fine mese non si arriva e si rischia di perdere senso e qualità del vivere, a discapito di noi stessi ma probabilmente anche di chi ci sta vicino. Lo stesso vale per l‘Autonomia con la A maiuscola. Se si perde il senso di identità collettivo dimenticando le ragioni storiche per cui questa Regione ha uno Statuto speciale, l’Autonomia si indebolisce. Se a fronte di risorse sempre più esigue non si produce una classe dirigente all’altezza di un autogoverno di contro sempre più efficiente e responsabile, il banco salta, giustificando spinte centralizzatrici che mettono a rischio quel che di buono finora è stato fatto grazie alla nostra Autonomia.

 

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sabato 3 Dicembre 2022