Una scuola italiana di cinema

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Per partecipare alla scuola di cinema L’aura, si deve fare un viaggio fino alle pendici del ghiacciaio del Monviso. Qui, nel comune di Ostana, si svolge la prima parte di sceneggiatura. In questa realtà montana priva di un qualsiasi alimentari e popolata da 70 abitanti che si aggirano attorno a un accogliente rifugio, il regista Giorgio Diritti e lo sceneggiatore Freddo Valla, hanno ambientando l’opera cinematografica Il vento fa il suo giro. Da qui la scelta dei due di circoscrivere i 20 di scrittura nel silenzio dell’anello montuoso piemontese.

L’aura è un viaggio formativo di 5 mesi che non parte dalla tecnica ma, ammesso che questa sia la strada per esprimere ciò che si ha nel cuore, inizia proprio da quest’ultimo. Il confronto sul tema generale dei documentari che gli allievi andranno a realizzare, è totale. L’edizione 2014, conclusasi a settembre, ha visto il “vivere felici” come argomento di cappello per ogni storia e – lo dico per esperienza – il dialogo sulla tematica fra studenti e maestri ha mosso riflessioni con al centro un’etica e una morale personale da confrontare liberamente, assieme. Non a caso una delle qualità che distingue la scuola è la possibilità di esprimersi: far uscire la propria anima per declinarla artisticamente come si pensa sia opportuno fare, supportati da colleghi e insegnanti disposti a mettersi in gioco e intervenire offrendo ognuno le proprie qualità (scrivere, riprendere, montare, ragionare, riflettere, ascoltare).

A sceneggiature concluse, il gruppo si divide in troupe per raccogliere le immagini con supporti audio e video prestati dalla scuola. Il percorso poi si conclude con la terza tappa istruttiva – il montaggio – per dare un senso a ogni documentario e scriverlo per fotogrammi. Questo momento, così come il primo, lo si passa vivendo in gruppo. Dura un mese ed è ospitato dalcentro di Saluzzo: borgo piemontese il cui passato medioevale si svela fra le mura antiche e intatte al tramonto di ogni luna. Qui, nel cuore del paese, le giornate dell’Aura vengono scandite dall’apertura e chiusura delle porte della scuola di alto perfezionamento musicale che, oltre a essere un’architettura del 1445, riserva una sala montaggio per gli aspiranti cineasti.

Al di là delle competenze, la possibilità di riempire le lacune tecniche degli allievi è pari alla disponibilità di ascolto dei registi che, presenti in modi e in ruoli diversi, sono una fonte preziosa da interrogare.
L’organizzazione a volte vacilla un po’, ma diamo fiducia a una struttura appena nata, non conforme a modelli cinematografici vittime della dittatura, sia contenutistica che propagandistica, di false identità che celebrano per lo più modelli egoico-consumistici.

L’aura offre un’alternativa valida. Anche se è ai primi passi, è formata da persone con uno spessore tale da far crescere e cambiare il sentiero di chi sente la settimana arte come una possibile via per esprimersi.

Cultura
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venerdì 6 ottobre 2017