Tutti mi chiamano Giorgio

Déjà Vu, il nuovo album di Moroder

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Nel 1977, in quel di Berlino, Brian Eno è alle prese con la registrazione di Heroes. Un giorno entra in studio e dice a David Bowie: «I have heard the sound of the future». Un complimento non da poco per I Feel Love di Donna Summer. Dietro a quel successo c’è Giovanni Giorgio Moroder. Per tutti semplicemente Giorgio.
Molti anni prima dei vari David Guetta, Bob Sinclar, Calvin Harris e Avicii di turno, è quel ragazzo partito da Ortisei (Val Gardena, BZ) a regnare incontrastato sulla scena musicale. A dettare legge. Sempre al passo con i tempi. Produttore di hit da brivido, dj nei club e nei festival più esclusivi (per dire, Vivid Fest, Moogfest, Wireless Festival, Les Ardentes, Pacha Ibiza) e compositore di colonne sonore entrate nell’immaginario collettivo (su tutte, Scarface, Top Gun, Flashdance, American Gigolò, La storia infinita).

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Lui, definito pioniere della dance elettronica e considerato un guru da generazioni di musicisti, dagli anni ’70 in poi colleziona collaborazioni con artisti di grido: Donna Summer (che porta al successo), Freddie Mercury, David Bowie, Elton John, Barbra Streisand, Nina Hagen, Cher, Miami Sound Machine… Ma l’elenco è esemplificativo. Ha all’attivo tre Oscar, quattro Grammy Awards, quattro Golden Globes, un posto nella Dance Music Hall of Fame (2004), una nomina a Commendatore della Repubblica Italiana (2005) e un World Soundtrack Lifetime Achievement Award (2011). Senza contare i cento dischi tra oro e platino.

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Oggi il signor Moroder ha 75 anni e vive a Los Angeles. Ha fatto fortuna ed è un businessman a tutti gli effetti. Eppure, tra un impegno e l’altro, ha trovato il tempo di pubblicare un nuovo album (Déjà Vu) a distanza di trent’anni dall’ultimo.

Una buona occasione per rispolverare il proprio brand sfruttando il ritorno di popolarità 2.0. Complici i Daft Punk che nel 2003 hanno fatto carte false per averlo come collaboratore in Random Access Memories. Qui gli rendono omaggio con una traccia in cui Moroder stesso racconta i suoi inizi. Giusto per ricordare dove tutto è cominciato, se mai ce ne fosse stato bisogno.

Cultura
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giovedì 27 aprile 2017