Quando la letteratura incontra la canzone

Note a margine

«And you’ve just had some kind of mushroom, and your mind is moving low» è una famosa frase della canzone White Rabbit, musica e parole del gruppo rock satunitense Jefferson Airplane. L’idea originale, però, è di Lewis Carroll: il brano è infatti liberamente ispirato a Alice nel Paese delle Meraviglie.
Nel libro, Alice se ne va in giro per un mondo fatato a sbocconcellare funghi magici. Nella canzone, si parla di pillole, funghi e narghilè, oltre che di percezioni alterate («quando logica e proporzioni cadono fradice e morte»). Il gioco è presto fatto: chi sperimenta le droghe si trova nella stessa situazione di Alice, tra meraviglia e smarrimento, perdendo ogni riferimento. E nella West Coast degli anni ’60 in cui i Jefferson Airplane vivevano e prosperavano, scenari del genere si sono sicuramente aperti a più d’uno.

L’incontro tra musica e letteratura non è affatto raro.
Un esempio altrettanto famoso è quello di One, la prima canzone dei Metallica a finire in un videoclip (siamo nel 1989). Il riferimento bibliografico è E Johnny prese il fucile, di Dalton Trumbo, che nel 1971 è diventato il regista dell’omonimo film. La storia, ripresa fedelmente dal testo della band statunitense, è straziante: un giovane va a combattere sul fronte francese durante la Prima guerra mondiale e perde braccia, gambe, vista e udito per colpa di una granata. Ridotto a un tronco umano, impara a comunicare con l’alfabeto Morse e chiede di poter essere esposto al mondo come esempio degli orrori della guerra. Nessuno lo accontenterà.

I Cure, all’incontro con la letteratura, hanno affidato il destino del loro primo singolo: nel 1978, Killing an arab rievoca Lo straniero di Albert Camus. Nello stesso anno, Kate Bush fa una scelta simile e nel singolo d’esordio Wuthering heights omaggia l’omonimo romanzo di Emily Bronte. Nel 1995, Bruce Springsteen pubblica l’album The ghost of Tom Joad: Tom Joad è il protagonista del romanzo Furore di John Steinbeck, che proprio come l’album di Springsteen parla del viaggio disperato verso condizioni di vita migliori.

In Italia, l’esempio più celebre del matrimonio tra musica e letteratura ce lo ha regalato Fabrizio De Andrè: l’intero album Non al denaro non all’amore né al cielo (1971) è ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Forse più superficiale il tentativo degli Afterhours: I milanesi ammazzano il sabato (2008) ruba soltanto il titolo, modificandolo un po’, a I milanesi ammazzano al sabato, capolavoro noir di Giorgio Scerbanenco. Titolo leggermente modificato e scarsa attinenza con l’originale anche per Le mie notti sono migliori dei vostri giorni dei Ministri (2006): l’originale è Le mie notti sono più belle dei vostri giorni di Raphaële Billetdoux, da cui il visionario Andrzej Zulawski (regista dell’inquietante Obsession) ha tratto un film nel 1989.

Cultura
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giovedì 27 aprile 2017