Pensavo di comprare un romanzo…

L'arte di correre

Pensavo di comprare un romanzo…

…e invece mi sono ritrovata con un saggio. O meglio, «un libro di memorie», come scrive l’autore nella postfazione. E tutto per la complicità di due elementi, Entusiasmo e Pigrizia. Qualche giorno fa mi sono fatta prendere dal primo: un messaggino dalla mia libreria preferita che annunciava sconti del 20% in occasione del maggio dei libri. Dato che da un po’ di tempo a questa parte stavo leggendo solo testi “utili per la mia formazione”, volevo regalarmi una coccola.
E quando sono di questo umore scelgo autori che già conosco: un po’ come quando compri un cd degli ex Oasis, oggi Beady Eye, e Noel Gallagher. Sai che non sarà una sorpresa, le musicalità più o meno sono quelle – eppure, proprio perché le conosci, sono rilassanti.
In libreria sono andata subito tra i libri di Haruki Murakami: in genere sono lunghetti, e io avevo voglia di qualcosa di corto (Pigrizia!). Ho preso quello più piccolo che ho trovato: L’arte di correre, Einaudi editori. Murakami ha un modo di scrivere semplice, diretto, che ti arriva senza fronzoli anche se non manca di metafore e immagini, descrizioni dei posti che ha visto correndo.
È un inno alla determinazione e alla pazienza: doti che spesso ho pensato “o le hai o non le hai”.
Invece no: si possono allenare. Sospetto che nutrivo da tempo, ma vederlo confermato da un grande scrittore fa la sua impressione. Per un attimo è stato un uscire dal tutto-e-subito in cui a volte mi sembra di annaspare. Dal dover essere portato per una determinata cosa, per riuscire a farla. E dall’alibi del: “eh, io questo talento non lo ho”.
Alcune abilità, se lo si vuole veramente, si possono allenare. Arrivare ad eccellere magari no, ma portare a un livello discreto, quello sì. Poi chi l’ha detto che bisogna per forza primeggiare?
Certo, se sei predisposto, ad esempio, per lo sport questo ti riuscirà meglio e ci metterai meno fatica. Ma la fatica di per sé non è una cosa da evitare, del tipo: “se faccio fatica vuol dire che non sono portato, quindi è meglio se lascio perdere”. Va piuttosto accettata e superata. Perché anche durante le maratone più impegnative non è tanto il fisico ad essere chiamato in causa, quanto la mente: che deve rimanere concentrata, senza lasciarsi andare.

Cultura
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mercoledì 4 ottobre 2017