L’uomo che piantava gli alberi

Jean Giono

L’uomo che piantava gli alberi

Sono un personaggio (quasi) qualsiasi di una storia scelta (non) a caso.

Elzéard Bouffier mi ha piantato. Generosamente e letteralmente.
Ero una ghianda, ora sono un albero.
«Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l’idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio d’errore, di fronte a una personalità indimenticabile.»

Meglio di così, quel simpatico signore che è venuto a trovare mio “padre”, il pastore Elzéard, non poteva ritrarlo. Io l’ho avuta la fortuna di osservarlo, sono stato tra i primi ad essere piantato lì, in Provenza. Ammirevole la sua costanza.

Non è che la storia vada raccontata per una questione ambientale, per dimostrare che piantare gli alberi è possibile. A me che non sono umano il punto sembra un altro, e sta proprio lì: nell’umanità. Ammirevole.

Il punto non è che cento ghiande fanno diventare un deserto una foresta. Non solo.
Il punto è che la dedizione di un uomo solo, un pastore, abbia potuto cambiare quello che è diventato il mio mondo. Così, semplicemente, innaffiandoci tutti i giorni.

E semplicemente bisogna raccontarlo.

Cultura
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venerdì 13 luglio 2018