Illustratori ad arte

Circa due anni fa andai a Vicenza con un’amica che adora Shout a visitare per la prima volta una mostra di illustratori dal titolo Illustri. 11 illustratori under40 che il mondo ci invidia. Rimasi completamente affascinata!

Un illustratore è considerato di seconda categoria rispetto ad un artista e la sua professione ancora poco definibile. Questo luogo comune va tuttavia sradicato.
I giovani chiamati a esporre a questa mostra pubblicano in Italia e all’estero, pur non vivendoci. Hanno più libertà rispetto agli artisti contemporanei emergenti, spesso ostaggi di galleristi e collezionisti, nonché di eventi e party. I materiali spaziano dalle tecnologiche tavole digitali a supporti desueti come la serigrafia, il feltro e le carte ritagliate.

Per gli illustratori tutto inizia con la ricerca del proprio stile, alle spalle del quale vi sono numerosi tentativi falliti perché guidati da creatività banale o perché eccessivamente simili allo stile di qualcun altro. Non appena trovano la loro dimensione sono catapultati in una realtà frenetica, ritmata dai tempi di consegna e dall’ispirazione, dalle giornate di lavoro piene che non portano ai risultati sperati e attimi in cui un’idea risolve tutto.

Tutti gli illustratori che esponevano alla mostra lavorano per riviste, magazine, libri, quotidiani e animazione nazionali e stranieri, ed hanno ricevuto molti premi (a me ignoti) come Medals dalla Society of Illustrators di NY e di Los Angeles, Medals dalla Society of Pubblication Designers e vari altri riconoscimenti di eccellenza.

Shout si chiama in realtà Alessandro Gottardo, inizia la sua formazione al liceo Artistico di Venezia e la perfeziona all’Istituto Europeo di Design di Milano, dove ora vive e lavora. Nel 2010 ha pubblicato “Mono Shout” in cui racchiude tutti i suoi lavori, tra questi c’è African Destiny [Fig. 1] e Living and dying with dignity [Fig. 2].

FIg. 1

[Fig. 1]

Fig. 2

[Fig. 2]

Anche Emiliano Ponzi vive a Milano. Lui usa texture e linee grafiche essenziali per una comunicazione diretta e sintetica, come in Lost love [Fig. 3], nel quale le rose del vaso si confondono con il motivo delle tende. Della formazione di Olimpia Zagnoli si sa solo che “dopo anni di scarabocchi diventa illustratrice”: i suoi tratti minimi e lineari riescono a descrivere figure astratte come l’aggrovigliarsi dei pensieri in Brain in Motion [Fig. 4].

Fig. 3

[Fig. 3]

Fig. 4

[Fig. 4]

Bomboland è invece un duo dallo stile molto originale: con ritagli sovrapposti e distanziati creano un 3D ombreggiato molto piacevole e divertente, come ad esempio in Est-ce que je peux avoir le tête dans les nuages et les pieds sur terre? [Fig. 5]. Altrettanto innovative sono le illustrazioni in feltro di Jacopo Rosati: The Fat Woman [Fig. 6].

Fig. 5

[Fig. 5]

Fig. 6

[Fig. 6]

Le mie preferite sono però quelle ricche di humour e giocosa poesia di Mauro Gatti (Small guide to be a winnerFig. 7) e di Riccardo Guasco (Cassius PlayFig. 8). A completare gli 11 Illustri erano presenti anche Rubens Cantuni, Umberto Mischi, Ale Giorgini e Francesco Poroli.

Fig. 7

[Fig. 7]

Fig. 8

[Fig. 8]

Cultura
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venerdì 5 aprile 2019