Il gusto del mangiare (con) arte

Prima dell’avvento di Internet il panorama gastronomico era segnato da grandi cuochi di riferimento, come l’Artusi. I loro mitici ricettari affiancavano una tradizione familiare di lunga data ed erano al contempo un’istituzione e una garanzia. Oggi, invece, tutti si presentano come chef o, quanto meno, food blogger. Basta accendere un computer e digitare poche parole chiave per avere accesso a un numero sterminato di proposte culinarie e relative indicazioni di cottura.
In tale mare magnum è difficile distinguersi per la qualità: se non si vuole passare inosservati, bisogna differenziarsi attraverso qualche dettaglio unico. Si rovescia allora la formula classica e si punta sul “buono, ma anche bello”; non conta più soltanto la bontà del gusto, ma si cura anche il piacere estetico. Emergono così dei creativi poliedrici, artisti non-cuochi capaci di coniugare mondi diversi in opere divertenti e accattivanti senza altro limite che la propria immaginazione.

I nordici sembrano farla da padroni nel campo delle (re)invenzioni basate sul cibo. Carl Kleiner, svedese, illustrò un catalogo di ricette per IKEA in maniera sorprendente, usando due sole fotografie a ricetta: la prima presenta gli ingredienti, disposti secondo design minimalistici e sinuosamente eleganti, mentre la seconda mostra la pietanza pronta e sistemata in modo tale da creare coreografie statiche altrettanto geometriche e raffinate. Non sarà facile eseguire la preparazione degli impasti, dato che manca la raffigurazione passo per passo, ma certo Hembakat är Bäst (letteralmente: Fatto in casa è meglio) è un libro che ha avuto un enorme – e meritato – successo.
La norvegese Ida Skivenes, invece, ha fatto dei suoi toast opere d’arte o, meglio, ha fatto di famose opere d’arte gustosi toast: la fetta di pane funge da tela, mentre i più svariati ingredienti riproducono le campiture, consentendo di riproporre a palati fini Frida Kahlo, Munch, Degas, Vermeer, Warhol, Magritte, Monet, Malevich, Dali, Man Ray, Klimt e via dicendo.

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Non meno affascinanti sono le giocose raffigurazioni di Hong Yi, artista malese che usa un piatto bianco e ampio come sfondo per disegni gastronomico-artistici.

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C’è poi chi, come Suu, si diverte a intagliare il cibo prima di ingerirlo e sfodera dragoni e revolver partendo da semplici banane. Neppure la persona più schizzinosa riuscirebbe a resistere di fronte a questi pezzi d’ingegno e precisione; giocare con il cibo, forse, non è sempre sbagliato.
Nonostante la fama della cucina italiana, mancano nomi peninsulari di rilievo nel campo dell’arte fattasi cibo. Arriveranno di sicuro, ma nel frattempo state tranquilli: noi della food art avevamo gettato le basi già nel Rinascimento. Giuseppe Arcimboldi aveva precorso i tempi con le sue nature morte reversibili e le celebri fisionomie tematiche, insieme burlesche e grottesche, create dal sapiente assemblaggio di fiori, frutta e ortaggi. Peccato si possano mangiare solo con gli occhi.

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Cultura
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martedì 3 ottobre 2017