Oxfam: associazione contro lo sfruttamento

Questo articolo fa parte del laboratorio Scrittori di classe

Oxfam è un movimento globale nato nel 1942 a Oxford per porre fine all’ingiustizia della povertà in tutto il mondo. Aiuta le comunità a costruire il proprio futuro e affronta le cause della povertà: disuguaglianza, discriminazione contro le donne e cambiamento climatico. Questa associazione è leader mondiale nel portare acqua e servizi igienico-sanitari nelle emergenze. È formata da 17 organizzazioni che collaborano con paesi di tutto il mondo.
Oxfam arriva in Italia nel 2010 con la nascita di Ucodep, un’associazione non governativa italiana fondata ad Arezzo nel 1990 a seguito di altre esperienze di volontariato avute negli anni settanta.

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Ho conosciuto questa associazione a un incontro, tenutosi al liceo scientifico Da Vinci di Trento il 24 settembre 2016, in cui si affrontava il tema della moda e delle insidie che vi si nascondono dietro. A parlare dell’argomento è venuta una rappresentante dell’associazione Oxfam. Inizialmente doveva essere presente anche Kalpona Akter, testimone dello sfruttamento che avviene nei paesi poveri, ma per un problema famigliare non ha potuto essere presente. L’incontro è iniziato con una breve presentazione dell’associazione e della sua rappresentante. Successivamente è stato proiettato un film-documentario di circa 1 ora, girato da persone che hanno subito o stanno ancora subendo degli sfruttamenti mentre svolgono il loro lavoro. Nel film venivano mostrate le condizioni estreme nelle quali sono costrette a lavorare queste persone, soprattutto donne, per poter sfamare i loro figli e le loro famiglie; spesso sono obbligate ad abbandonare casa e a trasferirsi lontano dai propri cari per poter lavorare, accettando condizioni lavorative poco vantaggiose (salario basso e scarsissima sicurezza sul luogo di lavoro).

Le grandi catene di abbigliamento come H&M e ZARA sfruttano queste persone per avere una manodopera a basso costo. Approfittando di popolazioni bisognose e rivendendo i prodotti finiti a prezzi competitivi in tutto il mondo riescono ad ottenere grandi guadagni.
Prima di questo incontro non avevo mai pensato a cosa ci potesse essere dietro la produzione di oggetti che si usano tutti i giorni, come i capi d’abbigliamento. A volte si comperano vestiti basandosi solo sul loro prezzo, non pensando che in questo modo partecipiamo involontariamente allo sfruttamento delle popolazioni più povere.

Per ridurre lo sfruttamento, in questo momento storico di grande crisi fra le aziende italiane, sarebbe meglio comprare prodotti italiani, di migliore qualità anche se più costosi.

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Attualità, Scrittori di classe
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martedì 3 ottobre 2017