La guerra dei lecca-lecca

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La questione palestinese. Qualcosa di più grande di noi, un susseguirsi di tragedie e colpi bassi che si legano e si allargano in un’area che ha da tempo oltrepassato i meri confini palestinesi.
Oggi il mondo è allibito di fronte al ritrovamento di tre adolescenti israeliani uccisi a sangue freddo, probabilmente da Hamas. Ma la rappresaglia di Israele è iniziata ben prima della macabra scoperta: fin dalla loro scomparsa l’esercito israeliano ha ricominciato la sua offensiva contro Gaza. Sono almeno una decina i palestinesi caduti sotto il fuoco degli ultimi raid israeliani, e tra loro alcuni giovanissimi, coetanei dei tre scomparsi. Nessuna delle parti in gioco, del resto, ha mai esitato nel creare martiri tra le fila (o supposte tali) del proprio nemico.
La pace sembra sempre più lontana, ai limiti del possibile: la miccia è sempre lì, pronta ad essere accesa da un nuovo atto estremista. E di estremisti sono ben rifornite entrambe le fazioni, tutte e due più o meno esplicitamente tese verso lo scontro finale, una resa dei conti che però non potrà mai essere l’Ultima; e questo proprio per l’enormità della questione, troppo estesa da essere risolta da un accordo o da una nuova guerra.
Perché di guerra si tratta: la ‘questione’ sta solo sui giornali. Una guerra che dalla Palestina viene esportata in ogni dove, allungando i suoi tentacoli fino in Siria, in Egitto, in Libia. Si può parlare di atti terroristici, di rappresaglie, di spedizioni punitive, ma sono tutti termini volti a deviare il vero significato degli scontri, a favore di una o dell’altra parte.
E che si tratta veramente di una guerra lo si capisce proprio dagli atti meno belligeranti. Alcuni giorni fa, durante un raid nelle strade di Nablus e Ramallah, dei soldati israeliani hanno lanciato in aria manciate di lecca-lecca. Ogni dolcetto portava con sé un bigliettino scritto in arabo, sul quale si leggeva «Buon Ramadan. Ecco dei dolci, dopo che Hamas ha reso più amara la vita in Cisgiordania». E questo è solo l’ultimo atto della guerra psicologica contro Hamas: dieci giorni fa Israele aveva gettato nella strade della Cisgiordania centinaia di scatole di fiammiferi, recanti il messaggio «Attenzione! Hamas sta incendiando la Cisgiordania».
È una guerra non una ‘questione’, perché ogni gesto compiuto dalle due fazioni, anche il più innocente, è pieno di cattiveria e livore. Perché lanciare lecca-lecca è meglio che lanciare bombe, ma inondare delle città musulmane di dolciumi durante il Ramadan (simbolo di autodisciplina, di attaccamento ad una comunità e soprattutto di pazienza) è un atto che porta dentro di sé una malizia infinita. Un lecca-lecca non è un pezzo di pane, non è rivolto a tutti: il bersaglio di questo zuccheroso proiettile è un bambino, un adolescente. Perché se la ‘questione’ è roba da grandi, la guerra colpisce tutti.

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giovedì 27 aprile 2017