Intellettuali di ieri, influencer di domani

Nel giro di qualche minuto mi pentirò di aver iniziato questo argomento su una testata che punta alla brevità. D’altronde ho tante domande e poche risposte, per cui più spazio non vorrebbe certo dire più risultati. Chi sono gli intellettuali, oggi? Ci sono? E se esistono ancora, ci servono?

Nel ’73 De André cantava degli ‘intellettuali d’oggi, idioti di domani’. Sono passati più di quarant’anni, per cui è indubbio che sia il turno degli idioti – va bene, questa era un po’ malefica, ma tant’è. Prima di tutto: chi sono gli intellettuali? Già nel Novecento era difficile dare una risposta, ora è impossibile. Lo siamo tutti, da quando i mestieri immateriali hanno prevalso su quelli manuali. Ma nel senso otto-novecentesco del termine, non lo è nessuno. Dove sono i Cavour, i Gramsci, i Calvino, i Pasolini e persino i De André? E se anche ci fossero, noi plebaglia, saremmo in grado di riconoscerli? Noi italiani, che secondo De Mauro nel 71% dei casi non siamo in grado di comprendere un testo di media difficoltà? Noi, popolo in cui una persona su due non legge nemmeno un libro all’anno? Occhei, basta interrogativi. Quel che ne consegue, però, è che è inutile scagliarsi contro la classe politica per il degrado culturale, se la prima a mancare è proprio la classe pensante.

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Un ulteriore problema è che, per tradizione culturale, siamo rimasti idealmente avvinghiati alla stagione della militanza intellettuale. Il periodo degli appelli e dei j’accuse è finito da un pezzo, e se qualcuno dei nostri supposti intellettuali provasse a motteggiare Sartre, non ne sopporteremmo la caricatura. Probabilmente non siamo nemmeno più disposti a depositare nelle mani di un libero pensatore un ruolo così potente. Uno scrittore, un regista, un filosofo è pur sempre un cittadino come gli altri, e come tutti può prendere le sue belle cantonate: a che pro, dunque, riporvi fiducia? Men che meno oggi, epoca social in cui ognuno può dare voce tonante alle proprie opinioni. L’unica cosa che siamo stati in grado di raccogliere da Pasolini, forse, è stato proprio lo scetticismo. Ed è anche per questo che nessun intellettuale potenziale prende posizione, se non entro schemi prestabiliti, per paura di pisciare fuori dal vaso. Il risultato di questo annichilimento generale è che gli aspiranti intellettuali di oggi sono per la maggior parte dei modelli di conformismo. Il primo nome che mi viene in mente pensando all’intellettuale impegnato è quello di Zerocalcare, con il suo “Kobane Calling”. Strano, no?

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In qualche modo, dunque, la società – noi – ha chiuso più o meno consapevolmente la porta agli intellettuali. Lo spazio creatosi non è però rimasto vuoto, anzi: a colmarlo ci hanno pensato i media contemporanei – di nuovo noi – alla ricerca compulsiva di nuovi e meno difficoltosi influencer, come calciatori, fashion blogger e compagnia bella. Chi cerca di scappare da questo recinto, viene bollato come indignato: sarà per questo che l’intellettuale wannabe è per definizione anche un po’ carogna?

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mercoledì 8 novembre 2017