Con tatto umano: la rivincita della filiera corta in tempo di quarantena – Sara Tomaselli

Photo by Lucrezia Carnelos, Unsplash

Negli ultimi anni la grande distribuzione ci ha fatto credere di avere il mondo a portata di click. Articoli in promozione click, aggiungi al carrello click, procedi all’acquisto click.

Comincia la staffetta del nostro pacco da un magazzino in capo al mondo: scafale 3, corridoio 5, bip. Imballaggio, adesivo, bip. Nastro trasportatore, curva a destra, scivolo a sinistra, bip. Fine della giostra. Il pacco viene caricato su un camion, e da un camion in un altro camion, fino a raggiungere il vialetto di casa nostra. Suona il citofono, bip. È il corriere, allunga il pacco e indica lo scanner: «firma qui, prego»Bip.

Abbiamo creduto di poter fare a meno delle persone. Della libraia, che si allunga sulle punte perché lì sopra c’è un romanzo che fa al caso nostro, è opera di uno scrittore emergente, amico suo. Sì, perché la libraia è anche una talent scout. Che dire del fruttivendolo, che ti mostra le sue patate sporche di terra come diamanti al grezzo e del giornalaio, che ti serve il caffè preparato con la macchinetta abusiva che nasconde nel retrobottega?

Ora che siamo chiamati a rimanere al caldo dei nostri plaid, la silenziosa compagnia offerta dagli e-commerce ci fa rimpiangere quei “distributori automatici” di pettegolezzi che sono le piccole realtà locali.

Al prezzo di quattro spaccate integrali, ricevi in omaggio le ipotesi di complotto a danno del nuovo stadio comunale, con taglio e piega la cronaca dettagliata delle attività extra-coniugali della maestra di ginnastica via via, fino a poter tracciare un’ideale cronistoria per ciascun iscritto all’anagrafe cittadina.

Così, dopo aver indagato tutte le possibili interpretazioni del termine “necessità”, usciamo in direzione del piccolo alimentari in piazza. In fila al bancone, ascoltiamo incantati il chiacchiericcio, ringraziamo e usciamo soddisfatti.

Lo scartabello affisso alla vetrina ci ricorda che, all’emergenza, consegnano la spesa a domicilio.

Con la paura che la nostra piccola “scappatella” venga immortalata da qualche foto tiratore e diventi un contenuto di tendenza su Facebook, la volta dopo decidiamo di approfittarne. Chiamiamo e in appena mezz’ora suona il citofono, bip.

È la bottegaia, allunga la borsa e saluta con un sorriso che mai, come ora, avevamo considerato indispensabile.

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venerdì 3 aprile 2020