A cinquant’anni dal Vajont

«Duecentosessanta milioni di metri cubi di roccia cascano nel lago dietro alla diga e sollevano un’onda di cinquanta milioni di metri cubi. Solo la metà scavalca di là della diga, solo venticinque milioni di metri cubi d’acqua. Ma è più che sufficiente a spazzare via dalla faccia della terra cinque paesi: Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova, Faè. Duemila i morti.»
Sono le parole lucidamente drammatiche con cui Marco Paolini , nello spettacolo Il racconto del Vajont, prova a dare un’idea della tragedia abbattutasi alle 22.39 del 9 ottobre 1963 su alcuni piccoli comuni della valle omonima, completamente sradicati dalla furia delle acque. Ne seguì un processo, tre gradi di giudizio, condanne penali via via più ridotte e una sentenza di risarcimento arrivata in ritardo di trent’anni. Per di più ad oggi si ritiene assodato che l’incidente fosse ampiamente prevedibile; la fragilità di quel versante di montagna era nota. Quest’anno, in occasione del cinquantesimo anniversario, sono stati organizzati molti eventi di carattere divulgativo e scientifico per ricordare i sacrifici e le difficoltà vissute dall’intera valle, anche negli anni della ricostruzione, e per interrogarsi sull’attualità delle problematiche legate al disastro. Uno di questi, moderato dalla dott.ssa Lucia Busatta, è stato organizzato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento e promosso dall’associazione Alumni SGCE e dal gruppo Memoria e Diritto. All’incontro hanno partecipato la Prof.ssa Adriana Lotto, autrice del libro Quella del Vajont. Tina Merlin, una donna contro, il dott. Eugenio Caliceti, dottore di ricerca ed esperto di diritto ambientale della Facoltà di Giurisprudenza di Trento, e l’avv. Nicola Canestrini del Foro di Rovereto, figlio di Sandro Canestrini, l’avvocato che difese le vittime durante il processo.
Numerosi gli argomenti che, non solo dal punto di vista giuridico, rendono oggi ancora attuale la tragedia del ‘63, a partire dal ruolo della giornalista dell’Unità Tina Merlin, una delle prime voci a scagliarsi con forza contro l’opera e gli intrecci di interessi pubblici e privati, processata (e poi assolta) per aver diffuso con i suoi articoli “notizie false e tendenziose”. Eugenio Caliceti ha affrontato un’analisi giuridica delle problematiche relative alle decisioni pubbliche in materia ambientale. Infine, Nicola Canestrini ha offerto una vivace e critica ricostruzione delle vicende processuali e delle questioni giuridiche rimaste insolute.
Dopo tanti anni le acque si sono ritirate e il bosco è lentamente tornato a ricoprire le macerie; il cordoglio di una comunità e la speranza che tutto ciò possa non ripetersi rimangono intatti.

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mercoledì 13 settembre 2017