Un pallido punto azzurro, la riflessione di Carl Sagan – Federico Oselini

Ci sono fotografie che hanno fatto la storia, che hanno cristallizzato attimi fuggenti e irripetibili dell’umanità. Scatti entrati nell’immaginario collettivo e destinati a non essere mai dimenticati. C’è però una foto che, in senso lato, “ingloba” tutte le altre e si pone ad un livello “superiore”.

Questa è la “Pale Blue Dot”, immagine della Terra scattata nel 1990 dalla sonda Voiager 1, lanciata nello spazio tredici anni prima con l’obiettivo di sorvolare e studiare Giove, Saturno e i suoi satelliti.

La Terra vista da sei miliardi di chilometri di distanza.

La Terra vista da sei miliardi di chilometri di distanza.

L’idea di girare la fotocamera, quando la sonda si trovava a sei miliardi di chilometri di distanza, e di scattare il “selfie” forse più significativo di sempre, venne a Carl Sagan, astronomo e divulgatore scientifico statunitense, che collaborò negli anni sessanta e settanta con la NASA alla realizzazione di varie missioni.

Nello scatto, una delle migliori immagini scientifiche dello spazio di tutti i tempi, il nostro pianeta appare come un pallido puntino azzurro sospeso nello sterminato buio del cosmo.

Quattro anni più tardi, nel 1994,  Sagan pubblicò il libro “Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space”, in cui inserì una profonda riflessione su quella fotografia, che ci permette di comprenderne meglio l’importanza, non solo dal punto di vista scientifico.

Queste le sue parole che ci invitano, oggi come allora, a riflettere sulla nostra condizione e su quanto effimera e allo stesso tempo unica sia l’occasione della vita:

«Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.

Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che noi abbiamo una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.

La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.
Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto… ».

 

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sabato 28 marzo 2020