Quando finisce un amore

«Why can’t we just rewind?», perché non possiamo semplicemente tornare indietro, riavvolgere il nastro? Urlo disperato in una canzone di Paolo Nutini, che ci immaginiamo passare la notte «from bar to bar», a chiedere un drink sempre più forte per sedare il dolore; e sembra di vederlo solo a un bancone, alle cinque del mattino, mentre il barista gli dice che è arrivata l’ora di chiusura. L’angoscia che sale. Appena entrato in casa gli piomberanno addosso mille ricordi di momenti con lei. Lui come noi, del resto. Abituati a maneggiare smartphone e iPod ci piacerebbe premere il tasto rewind, andare in salotto e vederlo/a ancora lì, che ci aspetta per guardare un film sotto le coperte; invece apriamo gli occhi e, sul divano, troviamo solo briciole e fazzoletti. Ma piangersi addosso non serve niente. Il dolore va affrontato. Bisogna squarciare la catena che ci stringe il cuore e andare a suonare il campanello dell’unica persona che potrà salvarci: noi stessi. Possiamo cominciare con un bel, e soprattutto sincero, esame di coscienza.
È comodo, infatti, fare un elenco delle colpe dell’altro – soprattutto se siamo stati lasciati Proviamo, invece, a sfruttare l’occasione per capire cosa abbiamo eventualmente sbagliato noi, in cosa siamo stati carenti o ciò che abbiamo – inconsciamente o meno – ignorato. Così la fine diventa un punto di partenza per migliorarci. Uno sprone a fare più attenzione la prossima volta. Uno stimolo per crescere. Ovvio, non sarà una passeggiata, anche perché non possiamo pretendere da noi stessi un cambiamento improvviso, come se niente fosse mai successo. Ma ne varrà sicuramente la pena. Passata la fase di analisi degli errori, dei singhiozzi, della paura di rimanere soli potremo riaccendere il telefono e chiamare l’amico che ha cercato di contattarci per giorni, pensando che ci avessero rapito gli alieni, e uscire per respirare aria fresca. Può darsi che, a fine serata, passeremo ancora una volta sotto casa dell’ex, giusto per controllare, per abitudine, o perché dentro di noi speriamo che sia lì fuori. Ma un giorno, prima o poi, ritorneremo a casa, consapevoli che si può solo andare avanti, qualsiasi cosa succeda. Play.

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venerdì 28 aprile 2017