Fratelli e sorelle

In qualunque posto sarò,
tra le cose che vivi
io per sempre vivrò.
In qualunque posto sarai.

gelosiafratelli

Ho atteso con trepidazione la nascita della mia prima sorella. Quando abitava la pancia della mamma, io avevo cinque anni e la sera, prima di chiudere gli occhi, pregavo un’entità sconosciuta sussurrando: “Ti prego, ti prego, ti prego… dammi una sorellina”. Ricordo di aver espresso questo desiderio perfino mentre gettavo all’indietro una monetina nella fontana di Trevi, qualche settimana prima che i miei genitori sapessero che un’altra donnina avrebbe riempito la casa. Il suo nome è Beatrice e quando lo abbiamo scelto, abbiamo scritto la sua beatitudine. Tre anni dopo, è arrivato Federico e più tardi ancora Riccardo. Ogni volta la mia reazione era uguale: il ventre della mamma cresceva e in me si faceva sempre più spazio un forte desiderio di dare protezione all’esserino che, a turno, lì dentro si muoveva e calciava.
Un moto di gelosia, si sappia, l’ho provato. Nel momento in cui ho realizzato che Beatrice sarebbe tornata a casa con noi dall’ospedale, e ero così “entusiasta” da aver proposto, con serie intenzioni, di cucinarla in padella per cena. Giuro che con gli altri, non l’ho mai più pensato. Men che meno con Martina, l’ultimogenita, nata qualche anno fa.

Che dire di loro? Beatrice è la sola che può interpretare i miei silenzi. Federico, con le sue lenti colorate, è genio e sregolatezza, purezza e trasparenza, non mette in campo sovrastrutture nelle relazioni, semplicemente È. Riccardo, portatore di una saggezza lontana, spesso mi aiuta nel ruolo di fratello maggiore e se io sono puro mondo delle idee platoniche, lui è indubbiamente quello reale. Martina, ancora molto piccola, è già determinata e battagliera.
Nei loro confronti nutro un forte senso di responsabilità: c’è poco da fare. A tratti mi sento la loro guida, un punto di riferimento, quel paracolpi che torna sempre utile; altre volte una presenza scomoda, quasi invadente nel momento in cui, poco prima di compiere delle scelte, percepisco che stanno facendo un confronto con me. In alcuni periodi ci allontaniamo, in altri ci ritroviamo. Il nostro rapporto è completamente sincero e libero da giudizi, da costrizioni sociali di sorta.

E poi, capita qualcosa di indefinibile. Cammino per strada in una giornata piovosa, in cui mi sento malinconica e la mia mente comincia a scavare nella profondità dei dubbi sui massimi sistemi e sui confini dell’Universo. Alzo il naso all’insù e come un lampo, vedo dentro di me una forza da leonessa, un coraggio da Roberto Benigni ne La vita è bella: i miei fratelli. Sento i brividi lungo la schiena e penso che per tutti loro sarei disposta a mettere in discussione i miei piani e progetti, le mie scelte. Non c’è legame più inspiegabile, più bizzarro, più contorto, intrecciato e al tempo stesso più indissolubile, di quello che mi lega ai miei quattro ribelli.
Scosto l’ombrello, sorrido al cielo e riprendendo a camminare sento un sottofondo musicale che profuma di ci saremo per sempre, qualunque cosa succeda.

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venerdì 28 aprile 2017