Cibo e ossessione sul grande schermo

 

Oggi, in quelli che sono i paesi industrializzati, di cibo ne abbiamo decisamente troppo rispetto ai nostri bisogni e questo si sta trasformando in un grosso problema. Il cibo diviene un’ossessione e spesso pensiamo di “affogare” i nostri problemi in una cascata di cioccolato o in un fiume di dolciumi di ogni tipo. Quasi come se il cibo divenisse una valvola di sfogo. Ma se il cibo è necessario per vivere, non è bene vivere per il cibo. Tutto ciò ci rende solo schiavi, ed il problema non è soltanto quello del sovrappeso, perché ad esso si affiancano notevoli problemi di salute e non solo.

 

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La tentazione è pericolosa, lo sa benissimo Augustus Gloop, il bambino grassottello che entra nella fabbrica di cioccolato di Willy Wonka e troppo goloso per resistere al fiume di cioccolato fuso, viene risucchiato all’interno delle tubazioni che conducono alla lavorazione.

Anche Alberto Sordi e Anna Longhi nel film Dove vai in vacanza? – Le vacanze intelligenti cedono all’esagerazione, divorando pappardelle al ragù di lepre e tutto ciò che appare nel menù del ristorante, fino a “scoppiare”. Il troppo cibo li fa svenire e si ritrovano al pronto soccorso per una lavanda gastrica.

La grande abbuffata, film con Marcello Mastroianni e Ugo Tognazzi, narra la storia di quattro amici, delusi dalla vita, che “decidono di farla finita, mangiando all’infinito”.

Bud Spencer e Terence Hill, nella pellicola Io sto con gli ippopotami, mentre il primo divora enormi fiorentine di carne, che mi ricordano tanto le bistecche di brontosauro di Fred Flinstone, il secondo mangia surreali “miscugli” dei cibi più costosi; si beve un mix di caviale e champagne, cui aggiunge un aragosta ingurgitata con tutto il suo esoscheletro, chele comprese.

Infine il film documentario Supersize me nel quale il protagonista ha voluto mettersi alla prova, mangiando per un mese intero soltanto il cibo servito nei McDonald’s.

 

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Questa prova, preceduta ed affiancata da continui controlli medici, ha voluto analizzare proprio la dipendenza dal cibo, che nel giro di pochi giorni diventa pressante, sottolineata dalla depressione che si insinua tra un pasto ed un altro. Diventare per 30 giorni una cavia umana, che testa sulla propria pelle, gli effetti di un alimentazione non sana. Il documentario è servito a far riflettere, non solo i consumatori, ma la stessa catena, che ha ritirato dal mercato il menu Supersize e si è impegnata a rendere i propri pasti più bilanciati.

Attenzione dunque alla trappola del “cibo”, un’arma a doppio taglio che rischia di ritorcersi contro di noi, causando numerose problematiche di salute.

 

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mercoledì 29 agosto 2018