L’universo delle parole intraducibili

Studiando le lingue straniere ci si imbatte sovente in parole che hanno un significato particolare, tanto che se si prova a renderle nella propria lingua madre – o nell’inglese lingua franca – non si riesce: sono le cosiddette parole intraducibili.

Partiamo dal tedesco. È pensiero comune che i tedeschi abbiano una parola per tutto e questo è senza dubbio vero. In italiano, ad esempio, esiste la nostalgia nei confronti di una situazione o atmosfera passata. I germanofoni, invece, utilizzano sia il termine Heimweh, per definire la nostalgia di casa, sia Fernweh, ossia la nostalgia dell’altrove e del lontano, proprio quella che molti di noi hanno probabilmente provato nel recente periodo, dopo tanti mesi impossibilitati a spostarsi. Irrefrenabile voglia di viaggiare che in tedesco si può esprimere anche attraverso il termine Wanderlust, che non è inglese come molti pensano – e pronunciano. Quando invece si è prossimi alla partenza normalmente si accumula una certa gioia, proprio prefigurandosi in anticipo il piacere che verrà: anche per questa sensazione i tedeschi hanno una parola, ossia Vorfreude, letteralmente “prima” (vor-) “della gioia” (Freude).

Sempre parlando di anticipo, a chi non è mai capitato di arrivare sul luogo di un appuntamento e guardarsi attorno continuamente – e in ansia – cercando con gli occhi la persona attesa? Nella lingua Inuit il termine Iktsuarpok descrive proprio questa situazione. È comune anche non ricordarsi il nome di qualcuno e, pertanto, esitare a salutarlo o a presentarlo: in Scozia questo si descrive con il termine tartle.

Alzi la mano chi sul comodino ha una pila di libri che aspettano solo di essere letti! I giapponesi hanno una parola per descrivere il vizio che assale chi acquista nelle librerie senza poi leggere, accumulando e ripetendosi che quando troverà il tempo sfoglierà veramente quel volume: Tsundoku. Dal paese del Sol Levante arriva anche un termine per definire il bellissimo gioco della luce mentre filtra attraverso le foglie degli alberi: Komorebi. Poesia che si ritrova nella lingua turca, dove con il termine Gumusservi si intende il riflesso che la luna crea sull’acqua.

C’è poi il difficilmente pronunciabile termine in lingua Yaghan Mamihlapinatapai, considerato uno dei più concisi e di difficile traduzione al mondo, inserito addirittura nel Guinness dei Primati; la parola si riferisce allo sguardo di due persone che si piacciono e che vorrebbero che l’altro facesse il primo passo. Ma senza andare troppo lontani, anche l’italiano ha le sue parole intraducibili: basta pensare a gattara, abbiocco, pantofolaio e dietrologia.

Ogni lingua possiede parole che non possono essere semplicemente tradotte e che nascondono immensi universi di significato, forse proprio perché ogni lingua è un universo a sé.

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martedì 7 Dicembre 2021