Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

L’atleta del mese – Vincenzo Nibali La stoffa del campione

Nuovo appuntamento della rubrica sportiva “L’atleta del mese”. Questa volta tocca a un campione dei due pedali: Vincenzo Nibali.

Il Giro d’Italia di Vincenzo Nibali non è stato quello che lui e i suoi tifosi si aspettavano: ha corso in modo decisamente opaco e sfibrato. Complice una caduta e la conseguente frattura del polso venti giorni prima l’inizio della gara – caduta e frattura che gli hanno impedito di rifinire la condizione fisica -, Nibali non ha mai trovato il colpo di pedale adatto per poter competere con i migliori. A questo infortunio prima della corsa, si aggiungono una serie di incidenti durante la corsa, i quali hanno minato il suo già fragile equilibrio fisico e lo hanno spinto più volte sull’orlo del ritiro. Ritiro che però non è avvenuto. Nibali ha stretto i denti e ha portato a termine il suo Giro d’Italia: una corsa che gli ha dato tantissimo (l’ha vinta due volte in carriera) e che perciò riteneva giusto onorare fino in fondo.

Non è la prima volta che la sfortuna si accanisce contro il corridore messinese. È vero, Nibali ha vinto tanto: due Giri d’Italia (2013 e 2016), un Tour de France (2014), una Vuelta a España (2010), una Milano-Sanremo (2018), due Giri di Lombardia (2015, 2017)… Ma è altrettanto quello che ha perso a causa di infortuni o incidenti. Un solo esempio, valido per tutti. Prova in linea dei Giochi Olimpici di Rio, 2016. Dopo una corsa interpretata ottimamente, Nibali si trova a dieci chilometri dal traguardo in testa con altri due corridori. È nettamente più forte e ha davanti a sé alcuni chilometri di discesa, terreno in cui si è sempre espresso egregiamente. Una medaglia è sicura (il gruppo è troppo indietro e non può rientrare), ma Nibali vuole di più. Vuole arrivare da solo al traguardo e vincere l’oro. Quindi forza la discesa, accelerando dietro ogni curva. Si può discutere su quanto sia stata sensata questa idea, visto che – anche in un arrivo a tre – Nibali avrebbe probabilmente battuto gli altri due in volata. Tuttavia, è quello che Nibali vuole fare e fa. Ed ecco la sfortuna. All’ennesima curva presa a tutta velocità, la ruota del messinese perde aderenza e scivola. Nibali batte contro un muretto e si frattura la clavicola. Fine dei giochi, letteralmente. Ecco, una vittoria con la maglia italiana è quello che manca al suo palmarès per essere davvero completo.

Il Nibali di oggi non è più quello dei Giochi Olimpici di Rio o dei quattro Grandi Giri vinti. Potrà regalare ai suoi tifosi un’ultima grande vittoria prima di ritirarsi? Difficile a dirsi. Ma se questa vittoria non arrivasse, poco male. Ciò che rende Nibali davvero un campione sono la tenacia, la professionalità, il cuore. Correre tutto acciaccato più di tremila chilometri in tre settimane a ritmi forsennati e senza alcuna possibilità di vittoria o di piazzamento richiede una forza di volontà – appunto, un cuore – gigantesca. Nessuno lo ha costretto. Anzi, un ritiro sarebbe stato più dignitoso. Ma Nibali ha voluto comunque onorare la corsa e portarla a termine. È così che fa un campione, che si misura sempre nel modo in cui perde, non nelle vittorie.

Sport
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

mercoledì 17 Aprile 2024