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Intervista a Mattia Rana, giovane talento della Primavera del Milan

Foto AC Milan

Nell’estate del 19° scudetto la dirigenza del Milan ha scoperto le carte in tavola: per costruire un piano a lungo termine bisogna comprare “giovane”. Sono così arrivati Dest, Vranckx, Thiaw e De Ketelaere, ma tra i vari acquisti ce n’è uno che non è di certo rimasto indifferente ai più attenti: durante l’ultimo giorno della sessione estiva è arrivato dal Bari il classe 2005 Mattia Rana. È un terzino destro, proprio come il mister Abate, e “viene da giù”, con tutte le intenzioni di restare. Rana è già abituato a giocare con i “grandi” e l’avventura rossonera non sembra spaventarlo affatto.

Come hai maturato la scelta di lasciare il Bari, dove eri in dirittura d’arrivo in prima squadra, per il Milan? Il “più” di essere campioni in carica ha il suo peso, ma la Serie B rimane una buona piazza per i giocatori più giovani.

È stata una decisione difficile e con il mio entourage abbiamo riflettuto a lungo, anche se a Bari avevo raggiunto pressoché tutti i miei obiettivi. C’è un modo diverso di trattare i giovani tra “Nord-e-Sud”: sono venuto qui per provare un altro modo di vivere il calcio. C’è tanta concorrenza ma si può fare il salto di qualità, voglio farlo per i sacrifici fatti fin da piccolo. È stata anche una soddisfazione personale cambiare club, ho sempre avuto la mia mentalità: il pensiero è quello di non mollare mai, di allenarsi sempre. Per esempio arrivo anche un’ora o un’ora e mezza prima al campo. Sono queste piccolezze a fare la differenza, io l’ho sempre fatto ed è stato un vantaggio.

Trattando il tema “Nord-e-Sud”, è chiara la presenza di un divario nella quantità di squadre nel professionismo. Dopo aver vissuto entrambi i modelli calcistici, cosa credi che sia a differenziarli?

C’è una bella differenza e non è solo una questione di impianti sportivi. A Nord il trattamento che ricevi è quello di chi si sta già approcciando al professionismo, ci sono persone che ti seguono, mentre più a Sud devi arrivare da solo, devi costruire la tua strada e percorrerla. Il tipo di calcio poi è diverso: a Sud c’è un calcio più aggressivo, basato su forza e agonismo, poi sali e il peso della tattica cresce, si parla più di moduli. Per il tifo posso dire che sono stato in una grande piazza, con dei tifosi grandiosi, sia dentro che fuori dal campo: Bari merita la serie A.

Il Sud è comunque storicamente una fucina per giovani talenti, la Puglia è una di quelle più prolifiche con nomi come Conte, Cassano o Miccoli. A cosa credi che sia dovuto?

È la “fame di arrivare” che distingue la nostra terra. I ragazzi sono affamati, non tutti vengono da una famiglia benestante o da un contesto agiato. Qui c’è ancora il calcio di strada e molti ci crescono calciando quei palloni. È sempre per strada che qualcuno viene notato, come è stato per Cassano.

Parlando di te, qual è un tuo modello sportivo o professionale?

Prendo ispirazione da Cristiano Ronaldo. Sia chiaro, non come calciatore vero e proprio: è una questione di mentalità e perseveranza. Condivido a pieno il suo ideale del duro lavoro, mi piace la sua dedizione. Il talento non è mai abbastanza, bisogna lavorare giorno dopo giorno, solo allora i risultati pagheranno.

L’obiettivo stagionale per cui questi sforzi potrebbero dirsi appagati a cosa corrisponde?

Il mio obiettivo è rimanere qui al Milan, continuare su questa strada, per arrivare ad un esordio con questa maglia. Non mi dispiace comunque l’idea del Bari: nel caso dovessero cercarmi dalla prima squadra ci penserei, sono comunque due piazze importanti con le quali mi piacerebbe arrivare ai massimi livelli.

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