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Inter, una squadra senza futuro

Non ho visto il derby sabato. Con il senno di poi è stato meglio così: un’Inter svogliata, fragile e fiacca, senza cattiveria né fame, è in grado di indispormi come poche altre cose. Specie se penso a quanto è successo negli ultimi mesi tra calciomercato estivo, competizioni vinte e altre sfuggite per un soffio. Com’è possibile che una squadra preservata in (quasi) tutti i suoi effettivi, e anzi per certi versi perfino rinforzata, vincitrice di due coppe nella passata stagione e con uno scudetto scucito dalla maglia a cinque giornate dalla fine non scenda in campo tutte le domeniche con il coltello tra i denti e con gli occhi iniettati di sangue? I giocatori dell’Inter dovrebbero vedere nella partita della domenica l’occasione per rivalersi (non solo sul Milan, ma in generale sugli avversari) e per dimostrare il proprio valore. E invece, finora, non è accaduto. È un mistero che – oltre a indispormi oltremodo – non riuscirò mai a risolvere.

Detto questo, perdere il derby con il Milan ci sta sempre. Anche un’Inter agguerrita e con una travolgente voglia di vendetta avrebbe potuto perdere. I derby – quasi tutti i derby in Italia e non – sono partite strane e astratte dal resto del campionato, vivono di attimi e di episodi, gli stati di forma contano fino a un certo punto e non rari sono i tonfi clamorosi e gli improvvisi capitomboli. Detto questo (bis), il Milan ha meritato di vincere. Ripeto: non ho visto la partita, ma i report del match e le discussioni avute con chi la partita invece l’ha vista mi tolgono ogni dubbio. Il Milan è sceso in campo più convinto, più quadrato, più affamato. Aggiungi alcuni singoli (il portiere rossonero Maignan su tutti) su cui l’Inter al momento non può contare e la sconfitta interista si spiega da sé.

È presto per tirare le somme – siamo appena alla quinta giornata di campionato e ne mancano ancora più di trenta – ma appare già lampante che il Milan si è confermato squadra in tutti i sensi: ha un chiaro progetto a lungo termine in mente e una solida dirigenza alle spalle che lavora per quel progetto. La sessione estiva di calciomercato caratterizzata da pochi acquisti mirati a ringiovanire la rosa lo certifica. Il Milan non ha paura di acquistare e di far giocare ragazzi ventenni. E i risultati si stanno vedendo tutti. L’Inter, invece? Beh, gioca con un portiere di trentotto anni e ne tiene uno di ventisei (dal talento riconosciuto a livello internazionale) in panchina. E per coprire uno slot vuoto in difesa ha preferito acquistare un esoso e oneroso 34enne invece di puntare su un giovane di belle speranze, magari proveniente dalla Primavera. È il sintomo di una squadra e di una società senza futuro perché al futuro non pensa.

Nota a margine, ma nemmeno troppo: sono stati vergognosi, come purtroppo ancora spesso capita, i cori antisemiti provenienti durante il derby da certa parte della curva interista. In un articolo scritto qualche mese fa biasimavo i tifosi del Milan, incapaci di godersi la vittoria dello scudetto senza scadere nello sfottò volgare contro i cugini nerazzurri. Ripeto alcune parole usate allora: “il tifo tira fuori il peggio da molte persone”. Mi chiedo perché interisti, milanisti, juventini, eccetera eccetera eccetera debbano confermarlo tutte le settimane.

Sport
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sabato 3 Dicembre 2022