Giro d’Italia 2022: che cosa ci aspetta?

Ormai le premesse per poter discutere del prossimo Giro d’Italia ci sono tutte: il percorso è stato annunciato e si sanno già tutti i big (o quasi) che parteciperanno alla Corsa rosa. Peccato che queste premesse non siano esattamente delle migliori.

Partiamo dal percorso. Tra le sei tappe di “alta montagna”, solo due possono definirsi tapponi veri e propri: Blockhaus e Passo Fedaia/Marmolada. La tappa del Mortirolo potrebbe rivelarsi interessante, ma solo in caso di coraggio da parte dei corridori, trattandosi di una salita lontana dall’arrivo e peraltro percorsa dal versante più semplice. Potrebbe avere in serbo qualche sorpresa l’inedita salita del Menador nella tappa di Lavarone, o la pericolosa discesa del Monte Fasce, ma per il resto difficilmente accadrà qualcosa tra gli uomini di classifica.

A maggior ragione se consideriamo che uno dei principali “terremoti” per quanto riguarda i distacchi in classifica – cioè la cronometro – è stato del tutto messo da parte: 26,2 km complessivi, una il secondo giorno in Ungheria e una conclusiva a Verona. Una barzelletta. Questa scelta non solo favorisce nettamente gli scalatori (togliendo loro un ulteriore incentivo a scattare in montagna), ma ha quasi l’aspetto della presa in giro, vista la cifra irrisoria in questione.

Benché il direttore Mauro Vegni la descriva come “una delle edizioni più dure degli ultimi anni” (forse non ricorda il 2011?), sarà semplicemente un percorso impegnativo ma non impossibile, per tanti e per nessuno, con pronostico aperto.

Molto aperto, dal momento che il tridente dei “superbig” (Roglič, Bernal e Pogačar) sarà al Tour de France (al pari di Mas e della giovane promessa Vingegaard) e il campioncino belga Evenepoel sarà alla Vuelta. Persino Colbrelli e Caruso abbandonano la Corsa rosa per andare in Francia: per quanto riguarda il primo è assolutamente normale, ma il secondo avrebbe potuto fare bene in classifica (come lo scorso anno) ed è un peccato vederlo ambire a vittorie di tappa oltralpe.

Al parterre rosa resta sostanzialmente un nome: Carapaz. Il campione olimpico avrà dalla sua l’assenza di crono – di cui risentirà invece Almeida – e l’aiuto di gregari importanti, come Porte (all’ultima stagione di carriera) e Geoghegan Hart (deludente nel 2020, ma comunque un ottimo corridore). Forse solo un López in forma potrà insidiarlo, viste le capacità in salita e i compagni di squadra (Nibali e De La Cruz, non esattamente la qualunque).

Tutti gli altri nomi non sono che grandi incognite. Yates (Simon, non Adam) riuscirà a dare continuità alla sua discontinuità? Landa smetterà di essere il Godot che tutti aspettano ma che non arriva mai (anche se più per sfortuna che per altro, va detto)? Dumoulin avrà recuperato abbastanza da poter dare un po’ di spettacolo? Buchmann, Ciccone e Fortunato potrebbero sorprendere?

Purtroppo, date le premesse, sembra che il fuoco e le fiamme saranno solo al Tour. La speranza resta sempre quella di sbagliarsi.

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giovedì 20 Gennaio 2022