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Festival dello Sport: Omar Di Felice, un viaggiatore tra Artico e Antartico

Una bicicletta per superare limiti e confini e attraversare ogni frontiera. Questo è il senso della vita di Omar Di Felice, che di professione si dedica all’ultracycling, attività che consiste nel coprire lunghe, lunghissime distanze in sella alla bicicletta. In realtà, affermare che Omar Di Felice si dedichi per professione all’ultracycling è probabilmente riduttivo, perché non considera l’intensa attività di sensibilizzazione ambientalista a cui si sta dedicando negli ultimi anni. Non a caso, Di Felice ha dato vita al progetto “Bike to 1.5°” che nell’autunno dello scorso anno lo ha portato a partecipare alla Cop 26 di Glasgow, la conferenza organizzata dall’ONU per affrontare i cambiamenti climatici.

Omar Di Felice è stato protagonista di uno degli incontri che hanno animato la prima giornata del Festival dello Sport di Trento. In un’oretta di chiacchierata ha ripercorso la propria carriera e l’ha proiettata verso il futuro, presentando il suo nuovo progetto. Si tratta della traversata dell’Antartide in bicicletta, mai tentata prima: 2000 chilometri da percorrere in circa sessanta giorni. Ascoltandolo, c’è da chiedersi quale sia la motivazione che lo spinga a spostare l’asticella sempre più in alto. Va ricordato, infatti, che la traversata dell’Antartide sarà l’ultima di una serie di imprese, sempre in sella alla bicicletta, al limite dell’impossibile: la traversata invernale del deserto dei Gobi, le molteplici esplorazioni dell’Islanda, il giro dell’Artico, il raggiungimento del campo base dell’Everest a oltre 5000 metri di quota. «La motivazione viene da dentro», afferma l’atleta. «Esplori te stesso mentre attraversi un ambiente estremo. È una ricerca intima, affronti i tuoi limiti». Che, secondo Di Felice, è una cosa più che mai necessaria, specie al giorno d’oggi. «In queste imprese, ma anche in generale, la fatica non è un male necessario, ma un bene necessario perché ti stimola a usare degli strumenti che magari pensavi di non avere. E quegli strumenti poi ce li hai e li puoi usare anche nelle situazioni della vita di tutti i giorni».

La traversata del Polo Sud sarà accompagnata anche da un’opera di divulgazione scientifica sempre nell’ottica di sensibilizzare circa i cambiamenti ambientali. Cambiamenti di cui Omar Di Felice è stato testimone in prima persona. «Sono 15 anni che vado in Islanda e mi sono accorto di come il paesaggio sia cambiato rispetto alle prime avventure. Ci sono ghiacciai che non esistono più e altri che stanno morendo. Ma non tutto è perduto. C’è una nota di ottimismo legata alla capacità dell’uomo di cambiare e di adattarsi. Abbiamo gli strumenti per farlo, ma dobbiamo muoverci».

Sport
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giovedì 29 Settembre 2022