Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

Festival dello Sport: Maurizio De Giovanni racconta Maradona

È un Festival dello Sport partito all’insegna delle novità quello della quinta edizione, con i pomeriggi nel cortile di Palazzo Thun all’insegna dei più grandi narratori italiani di miti ed icone dello sport mondiale immersi, come da titolo della manifestazione, nei loro momenti di gloria. L’ospite della giornata di ieri è stato uno dei giallisti italiani più iconici e conosciuti della nostra epoca, quel Maurizio De Giovanni che ha saputo raccontare un ricordo indelebile della storia del calcio: il gol più bello del mondo mai segnato su un campo da calcio, quello che Maradona siglò ai danni dell’Inghilterra nei quarti di finale de Messico ’86.

Quel cognome non lo nomina mai, come se nel farlo cadesse nella blasfemia: utilizza nomignoli con cui veniva chiamato il Pibe de Oro in famiglia e tra gli amici, ne traccia i connotati alla perfezione e riesce a catalizzare l’attenzione del pubblico che rimane ad ascoltare in uno stato di profondo coinvolgimento.

È un ragazzino sognante Maradona, come ce ne sono tanti in giro del resto, ma lui aveva una dote innata legata ad un piede sinistro ed un pallone che lo inseguiva: l’ennesima scommessa vinta sul campo stracciato di Villa Fiorito, è da qui che parte il viaggio di De Giovanni che, nel rapido scorrere di 40 minuti, finisce per cantare l’ode a colui che, per stessa ammissione del narratore, appartiene ad un altro pianeta. Fantasticare e sognare è una virtù insita nello spirito fanciullesco: Maradona e l’amico d’infanzia Gregorio, detto El Goyo, ne hanno a profusione a tal punto che, con oltre 17 anni di anticipo, idealizzano quello che poi verrà ricordato negli annali e nella storia del calcio.

Si passa in rapida successione dall’infanzia del piccolo Pelusa alla convocazione nella Selecciòn per quel Mondiale 1986 che segnerà un pilastro fondamentale nella carriera di Maradona. La chiamata in nazionale arriva dopo un periodo nero dovuto ad una malattia al fegato che ne mette a serio rischio la carriera, ma Carlos Bilardo, l’allenatore dell’allora Argentina detto Narigòn per il suo nasone pronunciato, lo vuole a tutti i costi e gli costruisce addosso l’abito perfetto per la serata di gala più importante del mondo per un calciatore. Il finale lo si conosce bene: dodici tocchi di sinistro, partendo dalla propria metà campo, dribblando chiunque gli si facesse incontro, concludendo depositando la palla in rete.

Perfino il commentatore non seppe cosa dire: passò dal semplice Genio al non riuscire più a scandire delle parole di senso compiuto, salvo poi, dopo un momento di ripresa, urlare un deciso Gol con tante o da accompagnare un esultante Maradona fino alla bandierina. Infine, non gli restò altro che celebrare la rete con l’iconica frase entrata nella storia: Dios Santo, viva el futbol.

Quella Coppa del Mondo, ancora oggi, porta la firma di Maradona che l’alzo il 29 giugno 1986 nel cuore dello Stadio Azteca di Città del Messico.

Sport
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

  • Puntuale come ogni anno, prima della fine dell’estate, anche nel 2022 è tornato Poplar Festiva ...
  • A volte basta un bagno per rinascere, per cancellare stress, ansia e preoccupazioni. Scarpe como ...
  • Far dialogare tra loro i diversi popoli, superando le diversità linguistiche, con l’ambizione ...
  • "So Farewell, Yellow Brick Road". Mani sui tasti del pianoforte a coda e via, pronto a suonare ...
  • Fake news, perchè ci caschiamo ancora? La risposta è semplice, è il nostro cervello ad "ingann ...
  • Per la nostra sezione Sport, vi proponiamo il focus dedicato ai 32esimi di finale di Coppa Italia ...

giovedì 29 Settembre 2022