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Festival dello Sport: intervista a Sonny Colbrelli

Chi ama il ciclismo non può restare indifferente al nome “Sonny Colbrelli”. Non dopo la Parigi-Roubaix 2021, che ha visto Colbrelli arrivare vittorioso – e, naturalmente, ricoperto di fango – al traguardo, con le braccia al cielo. Non dopo il campionato italiano 2021 di Imola, dove ha battuto in volata Fausto Masnada senza peraltro essere il favorito, visto il caldo torrido. Non dopo il campionato europeo 2021 di Trento che, grazie alla vittoria su Remco Evenepoel, lo ha consacrato campione europeo. Insomma, non dopo il 2021 in generale, anno d’oro per il “Cobra” lombardo.

Il 23 settembre Trento ha potuto riabbracciare il suo ex campione grazie al Festival dello Sport, a cui Sonny ha partecipato presentando il libro Con il cuore nel fango. L’epica del ciclismo nella storia del Cobra. Tra l’altro, Sonny era in compagnia di Davide Cassani, ex ct della Nazionale che ha seguito il percorso di Colbrelli dagli inizi fino al drammatico epilogo all’ultimo Giro di Catalogna, lo scorso marzo, dove un grave malore ha segnato la fine di una carriera all’apice.

Ripartire dopo quella caduta non dev’essere stato facile, ma abbiamo voluto chiederglielo di persona.

La più semplice e la più difficile delle domande: come stai?

Sto bene, l’importante per me è quello. Non tutte le persone che hanno avuto un arresto cardiaco possono raccontarlo, sono contento di essere qui. Sto vivendo questo periodo in una maniera un po’ diversa, fuori dal mondo delle due ruote, anche se continuo a guardare le corse da casa.

Dicevi di avere in mente dei progetti per i giovani.

Sì, il mio sogno è sempre stato quello di dare vita a una squadra giovanile, per dare ai giovani la stessa opportunità che ho avuto io. Mi piacerebbe anche creare una pista per gli allenamenti: dalle mie parti vedo spesso ragazzi allenarsi nei parcheggi dismessi dei supermercati, è un peccato. Ci vorrebbero strutture adeguate.

Abbiamo visto tutti le tue lacrime di gioia a Roubaix, ma quali sono state le sensazioni che hai provato prima di quel momento, durante la corsa? Confermi la nomea di “Inferno del Nord”?

Sì, confermo assolutamente il titolo di “inferno”, poi quel giorno ancora di più. Che dire, ho vissuto una grandissima emozione: mi sono passati tutti gli anni davanti, fin dai ricordi di quando ero bambino e di quando guardavo quella corsa sul divano. Sono stato ripagato di tutta la mia carriera.

A proposito della tua carriera. Tu hai sempre sorriso alle classiche (e viceversa), cosa piuttosto rara per un corridore italiano negli ultimi anni. Vedi qualche nome promettente all’orizzonte?

Sicuramente i nomi ci sono, bisogna solo avere pazienza. Come diceva giustamente Cassani, c’è Filippo Ganna che può davvero pensare di fare bene a una Parigi-Roubaix; c’è Andrea Bagioli adatto a corse come la Liegi o la Amstel. Non dimentichiamo Alberto Bettiol, che un Fiandre lo ha già vinto e che sicuramente si riconfermerà ancora. Dopodiché ci sono giovani in cui si deve credere e per i quali bisogna aspettare, senza avere fretta.

Sport
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