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Festival dello Sport: Claudio Ranieri, Il Lord del Calcio

Durante la seconda giornata del Festival dello Sport, nella cornice del Teatro Sociale, tra i nomi che hanno spiccato per presenza e plauso del pubblico, c’è stato un allenatore autore di quello che in tanti hanno definito un miracolo calcistico, capace di trasformarsi in una sola stagione da eterno secondo a Re d’Inghilterra: Claudio Ranieri. L’allenatore classe ’51 ha raccontato – a Claudio Vocalelli, che lo ha definito il “CR70” dei mister italiani – le sue 1335 panchine, da Cagliari a Roma, passando per Leicester.

La favola d’Inghilterra – che poi tanto favola non  è, fu “frutto di sacrifici e duro lavoro” – del Leicester e di quella Premier League vinta con ragazzi all’epoca poco più che sconosciuti, come Mahrez, Kanté o Vardy, la conosciamo tutti ma l’allenatore ha spiazzato la sua audience quando, durante le prime battute dell’incontro, dopo aver raccontato brevemente della sua carriera da calciatore, ha definito il suo “sogno calcistico” realizzato la doppia promozione guadagnata con il Cagliari, la sua prima panchina “d’eccellenza”. Dopo essere passato dalla C alla A, guadagnandosi anche la salvezza in quest’ultima con i sardi, Ranieri ha viaggiato tanto, cambiando squadre sia in suolo nostrano – come Fiorentina, Napoli, Juve e Parma – ma anche all’estero lavorando sia per club – Atletico Madrid, Valencia, Chelsea e Monaco – che per nazionali – vedi la sfortunata parentesi greca.

La panchina su cui è stato necessario soffermarsi, ed è bene che si faccia lo stesso riflettendo sull’evento, è stata quella della Roma, perché Ranieri, nato nella capitale, ebbe modo di esordire in Serie A con la maglia giallorossa, dove è tornato in panchina prima nel biennio 2009-2011 e poi nel 2019. L’amore per la squadra è chiaro, ed è stato visibile nel corso degli anni in episodi come il suo rifiuto di allenare la panchina della Lazio, per “una questione di rispetto per i tifosi”, ma come anche per le sue stesse dimissioni durante la prima esperienza capitolina, avvenute perché “troppo tifoso, a differenza di alcuni giocatori”.

Superato il tema panchine si è parlato anche di giocatori e Ranieri ha avuto modo di commentare un ipotetico “Top 11” contenente nomi che ha allenato: Buffon, Chiellini, John Terry, Zanetti, Zola, Lampard, Kantè, De Rossi, Totti, Del Piero, Batistuta. Il commento a riguardo è stata la massima espressione del suo essere Lord, seppur senza titolo, non una parola fuori posto: “Come posso scegliere tra Totti e Del Piero? Sì, senza attacco non si fanno gol, non si vince, ma chi da la palla agli attaccanti, e chi da la palla ai centrocampisti? Ci sarebbe stato bene anche Trezeguet lì… Non posso scegliere”.

La stessa posizione ferma sull’evitare preferenze o di esprimersi più a favore di una squadra rispetto ad un’altra è rimasta trattando il nostro campionato: “Chi ha vinto la Formula 1 l’anno scorso? Verstappen all’ultima curva. Non si può dire chi vince lo scudetto. Milan e Napoli vanno veramente bene, l’Atalanta che ha cambiato parecchio è lì, sembrano in ritardo Juve e Inter ma non possono stare dietro. La Roma lotterà fino alla fine. È un bellissimo campionato”. L’impossibilità di un pronostico veritiero, o comunque fondato, è stata evidenziata ancora di più con la Champions League, definita come “Un terno al lotto”. Parlando invece di colleghi impegnati attualmente in Serie A, la sua stima è stata espressa per Pioli, Spalletti e Juric, all’estero per Klopp.

Il nome di Ranieri era stato accostato nelle scorse settimane al Bologna – il posto è andato poi a Thiago Motta, il metronomo dell’Inter di Claudio, che “quando andò via, mise fine alla stagione quell’anno” – ma il tutto fu un nulla di fatto e ad oggi resta senza una panchina, in attesa di una piazza dove possa fare bene e soprattutto divertire, perché è quel divertimento la quinta essenza del calcio per il mister romano e romanista, per evitare di “addormentarsi durante un match, come capita troppo spesso al giorno d’oggi”.

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martedì 31 Gennaio 2023