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Festival dello Sport: Adriano Galliani, i giorni del condor

Durante la prima giornata del Festival dello Sport, il giornalista Luigi Garlando ha avuto modo di dialogare con quello che riuscì nel costruire il Milan degli olandesi, una delle squadre considerate tra le più forti di sempre: Adriano Galliani è tra i dirigenti più importanti nella storia del calcio, il “Condor” ha sempre volato altissimo sul calciomercato italiano, europeo, mondiale e, quando nessuno se lo aspettava, durante gli ultimi minuti del calciomercato, si tuffava in picchiata per colpi a sorpresa.

La talk ha avuto il via con qualche parola a riguardo della situazione del Monza, squadra di cui l’Avvocato è tifoso, dove è nato come dirigente e come persona, dove – dopo trent’anni di Milan – ha deciso di tornare, con risultati ottimi: l’acquisizione della squadra brianzola da parte di Berlusconi lo ha visto diventare prima amministratore delegato e poi vicepresidente, dando vita a una cavalcata che li ha portati dalla Serie D alla prima vittoria in Serie A, la settimana scorsa, contro la Juventus, grazie ad un gol di Gytkjaer, definito come “il calciatore più importante in 110 anni di Monza, per i cinque gol nei play-off di Serie B e per quello alla Juve”.

Dopo aver raccontato i retroscena che hanno portato all’esonero di Stroppa in favore del sorprendente Palladino e altri del calciomercato estivo – dirà poi a riguardo: “Dybala lo volevamo, ma non ha mai risposto direttamente… Icardi no, non lo abbiamo cercato” – l’incontro è entrato nel vivo, con il focus sempre sul calciomercato. Galliani ha raccontato aneddoti e retroscena su un’ipotetica rosa con alcuni dei “suoi” migliori giocatori di sempre, di quelli acquistati e di quelli che avrebbe voluto a tutti i costi. Così – partendo dai portieri – si è parlato di Rossi, Galli, Dida, Donnarumma, del mancato arrivo di Buffon, di quello – ignoto alla stampa – di Lloris, per poi proseguire con i difensori, raccontando della massima espressione rossonera da ogni punto di vista: Maldini, su cui Galliani è stato molto affettuoso, senza però risparmiarsi: “Paolo è il Milan, come anche suo papà. Nel ’63 Cesare Maldini alzava una Champions, nel 2003 un altro Maldini, Paolo, faceva lo stesso.  Abbiamo ritirato la sua numero 3 che potrà essere indossata solo da uno dei suoi figli, magari Christian o Daniel. A Paolo ho offerto tutti i ruoli all’interno della dirigenza, tranne il mio e lui ha rifiutato. Il mio posto non potevo, non sono così generoso e non volevo andare via dal Milan, ma ora sta dimostrando di essere un grandissimo dirigente, lo abbraccio a ogni partita, sono felice per lui”.

Gli altri difensori sono stati Tassotti, “invalicabile, non lo saltavano mai”, Mussi, “pupillo di Arrigo Sacchi”, e Baresi, un discorso tutto a parte, per poi saltare al centrocampo, con Ancelotti, di cui i medici “confondevano le ginocchia con quelle di un uomo anziano, molto anziano”.  L’accelerata, per il momento clou dell’evento c’è stata qui, quando si è cominciato a parlare di 9, 10 e 11: l’attacco, con il rimpianto Tevez, “su cui non è il caso di chiedere domande”, Gullit, “atipico, una seconda punta più che altro” e Ronaldinho con la sua infinita classe,  la cui unica pecca era quella di “essere troppo gaudente, troppo appassionato di musica e birre ghiacciate, come anche per Adriano e altri”. Tra i nomi spuntati fuori c’è stato quello di Zidane, contro cui il Milan giocò, mentre militava ancora nel Bordeaux, ma che non fu mai acquistato; fu la Juve ad anticipare il colpo, ma – sempre dal Bordeaux – in casa rossonera arrivò nello stesso anno Christophe Dugarry: “I calciatori sai quello che hanno fatto prima di arrivare, mai quello che faranno, come anche Ba, nel 1998 tutti volevano puntare su Ba per i mondiali. Su Zidane posso dire che Florentino Perez offrì 110 miliardi di lire nel 2001 per Sheva, ma io rifiutai e lui andò a Torino a prendere Zidane, come alternativa”. Su Andriy Shevchenko si è aperta una parentesi per cui sono stati messi in parallelo lui e Pippo Inzaghi, i due attaccanti che “ogni milanista ricorda, talenti diversi, ma talenti veri”. Però, tra tutti gli attaccanti passati da Milanello, il nome che è un po’ un rimpianto, come per ogni tifoso rossonero, sarà sempre quello del Cigno di Utrecht, Marco Van Basten.

Nelle ultime battute si è aperto il tema Milan-Monza, match che verrà disputato tra circa un mese: “Non credo di esultare se dovesse vincere il Milan ma 31 anni non si dimenticano, invio nei miei messaggi sempre tre cuoricini: uno bianco, uno rosso e uno nero, così non sbaglio. Io guarderò la partita al mio posto, quello di sempre. Non credo che – come durante la partita con la Juve – mi rifugerò in Duomo a Monza, è troppo lontano e quello di Milano non è il mio Duomo”.  A riguardo del “derby del cuore” di Adriano Galliani, abbiamo avuto poi modo di domandargli, tra una conferenza stampa e l’altra, quale sarebbe la sua scelta tra una salvezza del Monza, 18° con 4 punti in 7 partite, e un altro scudetto del Milan, campione in carica, ma ovviamente si tratta di una scelta impossibile, “Tutte e due le cose insieme” andrebbero bene.

Sport
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giovedì 29 Settembre 2022