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FDS 2023 – Romano Benet e Nives Meroi, insieme nella buona e nella cattiva sorte

Romano Benet e Nives Meroi sono la coppia di alpinisti più alta del mondo: hanno raggiunto le vette di tutti e quattordici gli Ottomila, e lo hanno fatto insieme. Al Festival dello Sport di Trento, giovedì 12 ottobre, moderati da Alessandro Filippini, Romano e Nives hanno narrato le loro imprese, compresa quella più dura, raccontato la loro vita da marito e moglie ad alta quota e portato alcune riflessioni sull’alpinismo di oggi.

“L’alpinismo, come la vita, ha i suoi piaceri e le sue difficoltà, affrontarli in due è più facile” così Romano Benet ha descritto il rapporto con Nives Meroi, compagna di cordata in montagna e nella vita. I due hanno sempre scalato insieme, e “sempre” significa nella buona come nella cattiva sorte.

La cattiva sorte si è presentata alla coppia di alpinisti nel 2009, quando Romano è stato colpito da una grave malattia che lo ha costretto a due trapianti di midollo osseo. Nives, leggermente commossa, ha raccontato così il periodo: “La nostra cordata si è allargata. Con noi c’erano medici, sanitari, donatori. E così ce l’abbiamo fatta”. Nel 2014, infatti, la storia alpinistica della coppia riparte da dove si era interrotta: dalla scalata del Kangchenjunga. Sempre con la voce intrisa d’emozione, Nives ha poi affermato: “Eravamo in tre lassù: io, Romano e il giovane donatore sconosciuto che ci ha permesso di essere nuovamente lì”. Lì e non solo: nel 2017 Romano e Nives raggiungono la vetta dell’Annapurna, completando così l’ascesa di tutti e quattordici gli ottomila. Insieme.

Durante il racconto delle imprese non manca una riflessione sul passato e sul presente dell’alpinismo: “In passato la spedizione alpinistica era un’esperienza di mesi, comprendeva sì l’arrivare in vetta, ma anche tutto il resto, dal trekking iniziale per raggiungere il luogo dell’ascesa, alla discesa successiva”. Alle spedizioni di oggi, le cosiddette “commerciali”, manca qualcosa: “Manca l’unione, manca il senso di gruppo, che sono ciò che ti permette di arrivare in cima” ha spiegato Meroi. Adesso esistono tutti i servizi possibili e immaginabili: gli alpinisti dormono in veri e propri letti, l’elicottero raggiunge ogni luogo portando viveri e corde. Le persone, però, nemmeno si conoscono, e questo non è positivo: “È l’alleanza che crea la forza della cordata e adesso non esiste più”. Inoltre, sempre secondo Benet: “Oggi si saltano le tappe, manca la vera possibilità di accumulare l’esperienza che serve per improvvisare in situazioni in cui c’è bisogno”.

La coppia, oggi, preferisce spedizioni su vette meno conosciute e meno frequentate: “L’esperienza del Kabru IV, ad esempio, ci ha rimesso in pace con l’Himalaya dopo aver visto tutte le spedizioni commerciali da cui eravamo circondati. Esperienze, quelle, in cui si è completamente guidati e in cui non serve una delle caratteristiche principali dell’alpinismo: l’occhio creativo”.

La disciplina alpinistica risulta quindi molto cambiata. Sicuramente si riscontrano dei lati positivi: l’organizzazione è più semplice e ci sono dei vantaggi per la popolazione locale, che può fruire di strade e altri servizi prima assenti. Tuttavia, le spedizioni commerciali hanno dato vita a un turismo di massa d’alta quota: bastano poco allenamento e tanti soldi per raggiungere le vette più alte del mondo.

Inoltre, come racconta Meroi, oggi si utilizzano i social anche al campo base. Nives e Romano, però, preferiscono il silenzio: “Il silenzio è molto importante, senza non ti è possibile entrare in contatto con quello che stai facendo, né entrare in armonia con te stesso e con l’ambiente. Non vivi l’esperienza: questo è lo spreco maggiore”.

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lunedì 4 Marzo 2024