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FDS 2023 – Messner e Viesturs. La cordata del momento

A rappresentare insieme le meraviglie della montagna al Festival dello Sport di quest’anno non potevano mancare Reinhold Messner e Ed Viesturs: due leggende dell’alpinismo e protagonisti, in questi giorni, di un insolito dibattito sul tanto discusso record degli ottomila metri della vetta dell’Annapurna (8.091 m s.l.m.).

I due scalatori – uniti nel dire che il primato degli ottomila metri appartiene ancora a Messner – ci hanno tenuto a ribadire che l’alpinismo è un’attività che va oltre lo sport. Benché sia riconosciuta come un’attività sportiva, infatti, per loro scalare le montagne è un fatto culturale: una sfida contro sé stessi volta a scoprire i propri limiti. Quando si svolge un’impresa, infatti, l’obiettivo non è la vetta, ma il senso di avventura lungo tutto il percorso. È importante essere coscienti delle intemperie e le difficoltà da affrontare e sapersi fermare, se necessario per la propria vita e la propria incolumità. I record e i metri che mancano alla vetta, ha detto Messner, interessano solo a chi non conosce la montagna.

Le quattro fasi dell’alpinismo

In questa occasione i due alpinisti hanno ricordato i viaggi che hanno reso uniche le loro carriere, raccontando qualche aneddoto per ogni esperienza. Le immagini mozzafiato e il confronto tra le montagne di un tempo con quelle di oggi hanno reso l’incontro interessante e comprensibile anche a chi non è pratico di escursioni. Guardando la storia dell’alpinismo, quattro sono gli aspetti che, nel corso degli anni, sono stati enfatizzati maggiormente dal pubblico e dagli esperti.

Inizialmente si mirava alla “conquista” della vetta: l’obiettivo degli esploratori era quello di raggiungere le cime che nessuno aveva ancora visto. Col passare degli anni, poi, l’attenzione si è spostata dalla punta della montagna alle “difficoltà” del tragitto: il fulcro centrale stava nel senso di avventura e nella complessità del percorso da svolgere. Successivamente l’interesse si è spostato verso il modo in cui una cima veniva raggiunta: si parlava, quindi, degli strumenti a disposizione degli escursionisti. Infine, si è giunti alla fase della “pista”: quella in cui l’alpinismo è diventato turistico e chiunque, in compagnia di una guida esperta, può calpestare delle strade già tracciate da altri e vivere l’ebrezza di esplorare un nuovo mondo.

Scalare per viaggiare, in cerca di emozioni

Il principio fondamentale di ogni esperienza vissuta, che ha fatto da filo conduttore nel corso di tutta la conferenza, è l’importanza di distaccare l’idea di alpinismo dal concetto di sport agonistico. Se in quest’ultimo, infatti, elementi come le gare e la competizione sono essenziali per fare carriera, quando si parla di montagna non si può giocare con il fuoco: un eccessivo spirito competitivo può essere pericoloso e non deve essere lo scopo di un bravo scalatore.

La sensazione di Ed Viesturs è che oggi si stiano perdendo di vista quegli aspetti che rendono l’alpinismo un’esperienza unica e straordinaria, che vengono messi in secondo piano rispetto alla voglia di toccare con mano una vetta e scattarsi una foto. Le emozioni più intense, a suo dire, si vivono in fase di programmazione del viaggio e lungo tutto il tragitto, durante il quale dovrai affrontare gli ostacoli che la natura ti pone davanti agli occhi. È questo che, in fin dei conti, ci si ricorderà per tutta la vita.

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lunedì 4 Marzo 2024