Chi sarà il nuovo re del ciclismo?

La caduta di Tadej Pogačar alla Vuelta a España ha ringalluzzito un finale di stagione che rischiava di essere, agli occhi dei più, abbastanza noioso: dopo aver vinto la corsa spagnola, lo sloveno avrebbe verosimilmente centrato la tripletta Mondiali-Europei-Lombardia, replicando la gloriosa e trionfale cavalcata dello scorso anno. Ma a volte il destino ha altri piani anche per chi è apparentemente inscalfibile. Una banale caduta – banale per come è avvenuta e per la facilità con cui si poteva evitare – gli ha provocato la frattura di una clavicola e di una vertebra. E arrivederci al 2027. Ora chi metterà le mani sul succulento bottino lasciato da Pogačar?
Tutti gli indizi portano a Remco Evenepoel che nel finale della scorsa stagione ha vinto tutto quello che poteva vincere, cioè ha vinto laddove non ha corso lo sloveno, accontentandosi del secondo posto negli altri casi. Ma l’assenza di Pogačar non significa che lo scettro di re del gruppo passi automaticamente a chi di solito arriva alle sue spalle. Il modo in cui lo sloveno corre, attaccando a chilometri e chilometri dal traguardo, esalta le doti di chi ha grande resistenza. Ciclisti come Evenepoel, appunto, che però non si sognerebbero mai di correre a quel modo, quando non costretti. E una corsa – Mondiale, Europeo o Lombardia che sia – che rimane più controllata diventa più appetibile per molti.
Per Isaac del Toro, ad esempio, che è la copia carbone di Tadej Pogačar. O, direbbe qualcuno, la brutta copia. Classe cristallina e stessa tendenza a correre in maniera anarchica e spesso controintuiva. Ma ha quasi sempre avuto ragione lui e una corsa resa dura ben si adatta alle sue caratteristiche. L’assenza del capitano Pogačar – i due corrono nella stessa squadra – potrebbe ingolosire anche lui.
Ma potrebbe ingolosire anche Wout van Aert e Mathieu van der Poel, che si avvicinano al finale di stagione in modo diametralmente opposto. Van Aert sta dimostrando una condizione spaziale alla Vuelta a España, vincendo e aiutando il proprio compagno Matthew Brennan a vincere. L’olandese invece non corre dal Tour de France a luglio, salvo una comparsata piuttosto opaca alla prova mondiale di MTB a fine agosto. Visto il percorso della prova iridata, però, non lo si può togliere dai favoriti. Certo, qualora la corsa diventasse davvero dura, sia per van Aert sia per van der Poel le chance si ridurrebbero.
E perché non considerare anche Giulio Ciccone? L’11 settembre in Canada si è corso il GP de Québec e l’abruzzese è arrivato secondo, battuto in volata da Evenepoel. La corsa non era dura, ma la gamba pare molto buona. Insieme a del Toro e a Evenepoel, Ciccone potrebbe mettere le proprie mani su tutte e tre le grandi corse di fine stagione: ha le giuste doti di scalatore resistente e di finisseur. Non ha vinto tantissimo in carriera, ma nelle ultime stagioni si sta sempre più specializzando con profitto nelle corse di un giorno. Chissà che non possa arrivare la consacrazione.
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sabato 12 Settembre 2026