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Addio, Bill Russell

Bill Russell è morto. Aveva 88 anni. Se ne va una leggenda della pallacanestro, il giocatore più vincente della storia della NBA, in grado di conquistare con i suoi Boston Celtics ben 11 anelli (di cui 8 di fila). Un record ancora imbattuto. Ma se ne va anche una grande persona, un attivista, un pioniere nella lotta per i diritti civili degli afroamericani. Lo hanno fatto notare in molti, e io non sarò da meno: nella breve biografia su Twitter, prima di ricordare – come se ce ne fosse bisogno – di essere stato campione NBA per undici volte, aveva scritto “Civil rights activist”. Questa è sempre stata la sua priorità. Il gioco è venuto dopo o, al massimo, è stato un veicolo. Le vere battaglie, Bill Russell, non le ha combattute sul parquet, ma fuori dal campo. Anche mettendo a rischio se stesso e la propria famiglia: non si contano le minacce, gli insulti e gli atti vandalici di stampo razzista che ha subito nel corso della vita.

Perfino Boston non ha mai apprezzato e digerito il suo attivismo. Tanto che Russell ha rifiutato per anni un riconoscimento da parte della città. Ha sempre sostenuto di aver giocato per i suoi compagni di squadra e per l’NBA, mai per i tifosi o per la città. Era fatto così: spigoloso e rigoroso. Ha sempre combattuto non per sé, ma per tutti gli afroamericani che erano venuti prima e che sarebbero venuti dopo di lui. Basti pensare che nel 1975 ha rifiutato uno dei massimi riconoscimenti che l’NBA può conferire a un (ex-)giocatore, cioè l’anello della Hall of Fame. Sosteneva infatti che altri atleti di colore che avevano giocato prima di lui meritavano quell’onore. Solo nel 2019, ben 44 anni dopo, grazie a una NBA più attenta e inclusiva, ha deciso di accettare di diventare Hall of Famer. E ha scelto un momento simbolico per farlo: nel 2019 è entrato nella Hall of Fame anche Chuck Cooper, il primo giocatore afroamericano a essere scelto in un Draft (era il 1950).

Se l’NBA è diventata più aperta e – lo ripeto – più attenta e inclusiva, il merito va prima di tutto a Bill Russell, un campione dentro e fuori dal campo. Potrei riciclare una celebre frase dello zio Ben Parker: “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Si tende spesso a dimenticare o a minimizzare l’enorme potere di cui godono gli sportivi o a rifugiarsi in un codardo “pensino a giocare e non facciano politica”. Ma non c’è niente di più sbagliato. Quel potere è in grado di smuovere le coscienze e di cambiare il mondo, un passo alla volta. Bill Russell ha contribuito a cambiare il mondo degli afroamericani negli Stati Uniti e ha fatto scuola (anche) in questo senso: sono tanti gli atleti che ne hanno seguito le orme prendendolo come modello di riferimento dentro e soprattutto fuori dal campo. Rimanendo sempre nell’ambito della pallacanestro statunitense, come dimenticare infatti l’attivismo di Kareem Abdul-Jabbar o più recentemente di LeBron James?

La più grande eredità e la più bella vittoria dell’undici volte campione NBA è stata proprio questa. Addio, Bill Russell. Addio, leggenda.

Sport
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giovedì 11 Agosto 2022