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Al Giro d’Italia si è chiuso un cerchio

«Dire che Roglič è “un” eroe nazionale è un eufemismo. È l’eroe nazionale per eccellenza. La sua faccia è stampata sui cartelloni pubblicitari di tutto il Paese. Ogni giorno vedo persone che camminano per le strade di Lubiana indossando il suo merchandising. Nemmeno la star dei Dallas Mavericks Luka Dončić si avvicina agli elogi quasi universali che Roglič riceve nel suo Paese d’origine. È, per dirla senza mezzi termini, amato, adorato. Non c’è dubbio sul perché» scrive Kate Wagner su «Escape Collective».

No, non c’è dubbio sul perché. Roglič è una leggenda per qualsiasi amante del ciclismo in ogni parte del mondo, non solo in Slovenia. Qual è stato il momento in cui “Rogla” è entrato definitivamente nel cuore di noi appassionati delle due ruote? Il 19 settembre 2020. Ventesima e penultima tappa del Tour de France, cronoscalata da Lure a La Planche des Belles Filles. Primož è in maglia gialla, padrone di un Tour che è certo di vincere il giorno successivo. Invece arriva al traguardo con il volto trasfigurato dalla sofferenza tanto fisica quanto emotiva, perché dall’ammiraglia gli hanno comunicato che un allora semisconosciuto Tadej Pogačar, suo giovanissimo connazionale artefice di una super prestazione a cronometro, gli ha appena strappato di dosso le maillot jaune (e, di conseguenza, la vittoria al Tour).

Il 27 maggio 2023 è andato in scena il contrappasso più surreale e insperato che i sostenitori di Rogla potessero immaginare: lo sloveno vince il Giro d’Italia proprio grazie a una cronoscalata, privando il rivale Geraint Thomas della Maglia Rosa alla vigilia dell’ultima tappa. Chi lo avrebbe mai detto? Nessuno. Sia perché nelle tappe precedenti Roglič non è mai parso particolarmente imbattibile (pretattica?), sia perché sul più bello della cronometro un problema tecnico lo costringe a fermarsi e a perdere così tutto il vantaggio guadagnato fino a quel momento. Ma Rogla riparte, più forte di prima, trasformando quel disguido in benzina e realizzando una delle imprese più folli e aliene di sempre.

Avrei pagato per intrufolarmi tra i pensieri dello sloveno nell’istante in cui il problema alla catena lo ha bloccato. Avrei voluto assistere al processo – tipico delle menti dei grandi campioni – che trae forza dalle difficoltà e che spinge a vincere dominando il fisico e superando sé stessi. Non è peraltro una novità che Primož sia in grado di reinventarsi e di scoprire in sé nuove risorse, considerando che la sua stessa attività ciclistica nasce dall’abbandono del salto con gli sci, disciplina in cui non era mai riuscito a primeggiare.

Nel ciclismo, al contrario, qualche successo – giusto qualcuno, niente di che – lo ha ottenuto: esclusi i Tour, dove la dea bendata non è mai stata dalla sua parte, sono ventitré le corse a tappe consecutive in cui questo fenomeno ha indossato la maglia di leader. Ventitré corse in cui migliaia di fan a bordo strada hanno applaudito le sue fatiche al grido di “gremo!” (che, tradotto dallo sloveno, sarebbe “andiamo!”).

Gremo, Primož. Che la tua resilienza ci sia di esempio.

Sport
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lunedì 4 Marzo 2024