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10 pensieri (interisti) post Champions

10 pensieri post Champions. O, come direbbe Simone Inzaghi, post Champion. Sono i pensieri di una tifosa, quindi mi si perdonerà la mancanza di obiettività. Parto con due gigantesche, più che dovute scuse.

  1. La prima va a Mister Inzaghi. Nutrivo una certa antipatia per lui quando sedeva sulla panchina della Lazio. Forse per quel suo continuo sbraitare e protestare che ritenevo ogni volta eccessivo. Probabilmente lo era e lo è ancora. Ma quando ascolti le interviste, capisci che è il suo modo di dire: ci tengo. “Mone” ha dimostrato di tenerci parecchio, anche se con troppa discontinuità nel rendimento, soprattutto in campionato. Del resto in pochi avrebbero saputo fare meglio al suo posto.

 

  1. La seconda ammenda va fatta nei confronti di Francesco Acerbi. È arrivato all’Inter in un clima a dir poco scettico: per la sua età, per i trascorsi al Milan e perché Skriniar sembrava insostituibile. Invece ha saputo conquistare la fiducia dei tifosi con professionalità e impegno. Dieci anni dopo essere guarito dal cancro, ha giocato una finale di Champions da protagonista, dimostrando di saper affrontare – e contenere! – persino capocannonieri del calibro di Haaland. Onore ad “Ace”.

 

  1. A proposito di Haaland. Sono sincera: prima del match mi aspettavo una sua impassibile, spietata goleada. Che poi non è arrivata (neanche contro il Real, a dirla tutta). Ogni tanto vedere che anche le macchine sono umane rincuora.

 

  1. La finale di Istanbul potrebbe esser stata la last dance di Marcelo Brozović in nerazzurro. Se così fosse, avrebbe chiuso in bellezza, giocando da capitano una grande partita. A prescindere dall’addio o meno: grazie di tutto, Epic Brozo.

 

  1. Ci sono tifosi che godono quando gli avversari più temibili si infortunano. Io no. Vedere Kevin De Bruyne uscire dal campo con le lacrime agli occhi mi è dispiaciuto. Va detto che poi la consolazione lui l’ha ottenuta e noi no, ma vederlo giocare resta un piacere.

 

  1. Vi prego, vi scongiuro: non lasciamoci scappare Onana. Non penso (solo) alle pur ottime prestazioni tecniche. Era da diverso tempo che non vedevo una new entry arrivare in squadra con tanta personalità, coraggio e carisma. Per lo spogliatoio dell’Inter, motivatori del genere sono fondamentali.

 

  1. Vi prego, vi scongiuro: ditemi che la voce su Gagliardini al Milan è vera. Ok, questo non è propriamente un pensiero post Champions, ma dopo una sconfitta le buone notizie sono sempre bene accette.

 

  1. È triste il modo in cui le tifoserie avversarie hanno commentato le tre finali europee. Certi attacchi sono andati ben oltre il semplice sfottò e hanno esplicitato quella mentalità patetica, inconcludente e – ahinoi – tipicamente italiana che ha bisogno delle sconfitte altrui per provare orgoglio.

 

  1. Dispiace – anzi, spiaze – per milanisti e juventini, ma io non sono demoralizzata. Anzi. Sono più carica di prima.

 

  1. Grazie, ragazzi. Mi avete fatto provare fino all’ultimo minuto emozioni sopite da tredici anni, mettendo in ginocchio (letteralmente) un fenomeno come Guardiola. Per la prima volta in tanto tempo provo speranza per la stagione a venire.

 

Ci si vede ad agosto.

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lunedì 4 Marzo 2024