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Unione Europea, paradiso dei diritti?

La tutela dei diritti umani trova realmente un porto sicuro all’interno dell’Unione Europea? Oppure costituisce un’utopia occidentale di cui ci piace essere protagonisti? “Questi gli interrogativi attorno a cui si è sviluppato il secondo webinar del ciclo Visioni D’Europa intitolato “UE paradiso dei diritti? Meriti e criticità del regime europeo”.

La conferenza, secondo dei sette appuntamenti, è stata tenuta dalla professoressa di Relazioni internazionali e diritti umani Alessia Donà, invitata dai ragazzi del progetto Visioni d’Europa, impegnati nella scoperta e nella divulgazione di argomenti relativi all’Unione Europea.

La professoressa ha aperto l’incontro fornendo una visione della galassia dei diritti umani, intrinseca alla natura dell’uomo: essa può essere considerata infatti un flusso costante di evoluzione ideologica e normativa all’interno della nostra società, rappresentandone così l’etica e i valori.

“Le fondamenta di questo nuovo modo di concepire il rapporto tra governanti e governati, non più sudditi ma liberi individui, furono gettate dalla visione di John Locke per poi sedimentarsi nel corso del tempo e trovare concretezza dopo la seconda guerra mondiale”. Riassunto in poche parole, questo è stato il fulcro dell’introduzione in cui la relatrice ha contestualizzato il periodo storico in cui si è cominciato a trattare di diritti umani per poi passare all’enunciazione degli effettivi trattati e convenzioni realizzate.

I traumi della Seconda Guerra Mondiale portarono infatti alla costruzione del primo grande scudo protettivo degli individui, che mirava alla salvaguardia di una vita degna di essere vissuta: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, ma le esigenze e le priorità abissalmente differenti delle diverse culture portarono alla polarizzazione delle varie aree del mondo con il blocco sovietico, l’Arabia Saudita e il Sudafrica che si schierarono contro la Dichiarazione, prediligendo questioni economiche e accusando l’occidente di etnocentrismo. Queste convinzioni, accresciute esponenzialmente dal terrore dell’espansione europea verso oriente, si protrassero durante tutti i decenni del conflitto pseudo silenzioso della guerra fredda.

La relatrice, dopo quest’analisi, ha elencato le conseguenze dell’adozione del documento, che aprì le porte all’attivismo, alla mobilitazione sociale, al lavoro delle ONG e a numerose convenzioni, ovvero patti giuridicamente vincolanti tra i vari Stati. Nel 1992 il Trattato di Amsterdam, poi perfezionato nel 1997, sancì irrevocabilmente i valori e princìpi fondamentali dell’UE: il rispetto dei diritti dell’uomo, delle libertà fondamentali e dello stato di diritto.

L’ultima parte dell’incontro è stata invece dedicata ai cosiddetti punti dolenti: nemmeno l’Unione Europea è riuscita a sottrarsi alla de-democratizzazione di determinati stati membri, all’interno dei quali è entrata in vigore una sorta di autocrazia che spesso va in controtendenza alle norme stabilite dagli stessi stati e dalle istituzioni europee. In contrasto a questo fenomeno è stato introdotto successivamente l’articolo 7 del trattato sull’Unione Europea che prevede la sospensione di determinati diritti, in seguito a constatazione con prove certe ed inequivocabili di gravi violazioni dei princìpi fondamentali. Un esempio emblematico? L’Ungheria di Orbàn, considerata non più stato completamente democratico bensì stato protagonista di gravi episodi di limitazione della libertà personale, con attuazione di leggi omotransfobiche e detenzione illegale di richiedenti asilo.

Quindi, tornando al titolo dell’incontro, il nostro territorio può essere considerato paradiso dei diritti? Attualmente la risposta non può essere univoca: in quanto entità poliedrica che lega stati opposti tra loro infatti, l’Unione Europea presenta numerose sfaccettature e i diritti sociali, civili e politici non sono garantiti con le stesse modalità ovunque.

Il prossimo webinar, in programma venerdì 10 febbraio alle ore 17 presso il dipartimento di Sociologia di Trento, vedrà protagonisti i giuristi Donata Borgonovo Re e Emanuele Pastorino e la sociologa Serena Piovesan per un analisi del fenomeno migratorio europeo.

Angelica Arcese

Studentessa partecipante al percorso di alternanza scuola lavoro nell’ambito del progetto “Visioni d’Europa”

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lunedì 4 Marzo 2024