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La guerra in Ucraina: protagonista di una trasformazione di un’unione civile quale l’Unione Europea.

Nell’ultimo anno a causa dell’invasione russa all’Ucraina si sono intensificati anche nella nostra quotidianità i discorsi e le discussioni sul tema della pace in Europa. Ma è sensato pensare ad un’Europa costantemente pacifica? Questa è solo una delle tante domande che ci possiamo porre riguardo alla situazione geopolitica europea di oggi, e alle quali (non) rispondiamo spesso con tanta confusione.

Per questo motivo i ragazzi partecipanti a “Visioni d’Europa” – progetto organizzato dalla Fondazione Trentina A. De Gasperi al fine di mettere in luce i temi più importanti riguardanti l’agenda politica dell’Unione – hanno deciso di rendere la pace in Europa protagonista di uno dei sette webinar sviluppati nell’ambito della progettualità, tenutosi giovedì 2 marzo tramite piattaforma Zoom e che ha visto protagonista il professor Francesco Strazzari.

Attraverso lo sguardo del politologo, docente di studi internazionali all’Università di Trento e docente alla Scuola Normale di Pisa, si è riusciti almeno in parte a rispondere ad alcuni interrogativi, giungendo alla conclusione che non è possibile prevedere il futuro dell’Europa e del mondo, ma è possibile impegnarsi per capire cosa vuol dire essere europei e come la geopolitica mondiale influenzi la nostra quotidianità.

Dopo una breve introduzione dei partecipanti al progetto, il relatore ha approfondito il titolo del webinar: “Perchè L’Europa non riesce a stare in pace?”. L’unione europea nasce – ha sottolineato Strazzari – come un’unione economica, funzionale ad una nuova spinta per ricostruire l’Europa e così la grande rivalità franco-tedesca inizia a sfumare e, dopo le grandi guerre, l’UE si distingue come un territorio di pace stabile. Proprio per questa ragione l’Europa cresce come potenza civile e si assiste ad un fenomeno di disarmo.

Ad oggi però stiamo vivendo un’inversione di tendenza: soprattutto con l’invasione della Russia in Ucraina, gli stati sono tornati a parlare di armi. Per alcuni studiosi la guerra in Ucraina è il risultato di una transizione verso la democrazia finita male, che ha riportato tra gli Stati dell’Unione Europea il bisogno di armarsi e di avere una completa sovranità nazionale a riguardo. L’investimento in armamenti ha sconvolto gli equilibri politici e, ora come ora, non si riesce a pensare ad un programma di pace. A tal proposito, il politologo ha concesso una nota di merito alla Cina che è riuscita a produrre una prima visione di pace che l’UE non è stata in grado di mettere a punto.

Un altro tema evidenziato dall’esperto è stato l’estensione del termine “Europa” a seguito dell’invasione: l’Ucraina è al centro dell’Europa o la si considera ad Est? Prima di questa domanda però, forse bisogna chiedersi se l’Europa è pronta ad accogliere l’Ucraina, che uscirà da questa guerra fortemente militarizzata.

Infine, affrontando il tema della nascita di un esercito europeo, Strazzari ha affermato: “Prima di quest’eventualità è fondamentale potenziare lo spazio europeo di dibattito, la coesione e le forme di intersezione”, evidenziando come sia necessario creare una linea di coerenza europea, un’Europa unita da cittadini che si sentono europei e non solo italiani, francesi o tedeschi.

La domanda conclusiva, e cardinale, potrebbe dunque essere: l’Unione Europea, a seguito di un vento di recessione come quello che sta vivendo, sarà la stessa UE che conoscevamo?

Il prossimo webinar del ciclo di incontri, intitolato “Crisi e solidarietà in UE: l’Unione fa davvero la forza?” e in programma domani alle ore 17, vedrà protagonisti l’economista Andrea Fracasso e la sociologa Chiara Saraceno.

Elisa Calzà

Studentessa partecipante al percorso di alternanza scuola lavoro nell’ambito del progetto “Visioni d’Europa”

Scrittori di classe
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