“L’oroscopo cinese si è avverato!” – Intervista a Studio OX

Il 29 gennaio 2020 è nato Studio OX, uno studio di narrazione visiva fondato da Beatrice Cera, Chiara Zardi e Chiara Zilioli. Ho chiesto loro di raccontarsi. Per una volta senza disegni.

Cos’è uno studio di narrazione visiva, e cos’è studio OX?

Beatrice: uno studio di narrazione visiva crea contenuti di impatto visivo. È utile sia a chi vuole costruire una brand identity, sia a chi cerca un format per progetti personali o condivisi. I mezzi sono potenzialmente illimitati: carta stampata, social media, video…

Chiara Zil.: Studio OX è frutto di una sinergia. Io, Chiara e Beatrice abbiamo condiviso un percorso di studi e un appartamento a Bolzano, ma rimaniamo tre teste diverse, con tre approcci diversi al design. Siamo uno studio, e non un collettivo, il che significa che condividiamo i progetti e ci lavoriamo insieme.

Chiara Zar.: Il nome lo abbiamo scelto perché tutte e tre siamo nate nel ‘97 e quell’anno, per il calendario cinese, è l’anno del bue: in inglese ox. Non proprio cool, se confrontato ad esempio con il drago. Da bambina, anzi, lo trovavo abbastanza deprimente… Di qui la scelta ironica di eleggerlo a nostro simbolo.

Non a caso il vostro evento di apertura, il 29 gennaio 2020, è stato all’insegna del Capodanno cinese…

Chiara Zar.: Il 2020 è l’anno del topo, che è un segno amico del bue. Al nostro evento di apertura abbiamo svelato il nostro oroscopo personale, prevedendo un anno fantastico. Ma abbiamo cannato…

Chiara Zil.: … non del tutto! Durante il lockdown abbiamo lanciato nuovi progetti e ampliato il nostro network, raggiungendo nuovi clienti e collaboratori. Da un certo punto di vista possiamo dire che l’oroscopo si è avverato!

Parlatemi di qualche progetto nato durante la quarantena.

Chiara Zar.: Durante la quarantena si è rinnovato l’interesse per il pane. Insieme a Beatrice Azzolina abbiamo lanciato Fermento, che ha a che fare sia col fermento dell’impasto, sia col fermento creativo. Abbiamo in cantiere ad una rivista quadrimestrale. Contiamo di avere anche un’inviata speciale dalla Lituania!

Chiara Zil.: Con “Fine but confined” abbiamo coinvolto i nostri follower su Instagram. Raccogliendo le risposte ad una open call, abbiamo realizzato un libro di cucina alternativo, in cui ogni ricetta risolve un problema della vita: la mancanza di connessione WiFi, un cuore infranto…

Beatrice: Un progetto che ci sta molto a cuore è “Hidden Beauty”, frutto di una collaborazione con il fotografo Oliver Kofler. Oliver voleva pubblicare i suoi scatti fotografici della città di Bolzano, semideserta durante la quarantena. Abbiamo pensato di fare qualcosa di più: organizzare una mostra online. Il link della mostra è a disposizione di tutti, ma solo su richiesta. Non volevamo buttarlo semplicemente nel web, perché sarebbe mancata la disposizione d’animo con cui di solito ci si avvicina ad una mostra.

Quali difficoltà avete incontrato in questo periodo?

Chiara Zar.: È un periodo duro per tutti gli artisti e i designer. C’è stato un rallentamento generale, anche in studi più grandi e consolidati del nostro. Come Studio OX stiamo tentando di finanziarci meno con il crowdfunding e più partecipando ai bandi pubblici. Una soluzione forse più sostenibile in questo tempo di crisi.

Nel lavoro del designer è importante sia il tempo sia lo spazio. Cos’è cambiato di più con la quarantena, il tempo o lo spazio?

Beatrice: Credo che in modo collettivo sia cambiato più il tempo, in modo individuale più lo spazio. In un mondo iperconnesso, il nostro tempo dipende ormai moltissimo da quello degli altri. Invece lo spazio è qualcosa che ognuno vive e sente in modo personale. Forse durante la quarantena abbiamo iniziato a percepire in modo diverso lo spazio che ci circonda, i dettagli, i vuoti.

Perché il visual storytelling non è più un surplus?

Chiara Zil.: Perché, al giorno d’oggi, “what you see is what you get”: quello che vedi è quello che è!

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domenica 29 Novembre 2020