L’era dell’orpello

Reboante, spocchia, desueto ma anche avvezzo e icastico. Queste sono solo alcune dei circa 3000 vocaboli che Zanichelli ha inserito in “parole da salvare”, brillante progetto per salvaguardare alcuni termini della lingua italiana che stanno cadendo in disuso. Tra queste 3000 si trova anche il termine orpello.

L’etimologia deriva dal provenzale antico aurpel, cioè “pelle dorata”. Questo termine del XV secolo, dal suono così elegante, in origine era utilizzato per definire un tipo di lega metallica di rame e zinco, di colore simile all’oro, utilizzata in sottili lamine come ornamento e rivestimento di oggetti. Col passare del tempo orpello ha acquisito una valenza piuttosto negativa: oggi si intende un ornamento superfluo, appariscente e spesso anche di cattivo gusto. Chi non ricorda l’iconico stile di Moira Orfei con le sue eccentriche mise fatte di capelli corvini e super cotonati, paillettes, abiti leopardati e orecchini a dir poco appariscenti? Col suo look eccessivo votato al “fronzolo” (sinonimo appunto di orpello) è diventata un’icona di stile che l’ha resa famosa nel nostro paese.

Orpello non significa soltanto questo. In senso figurato il termine si può intendere come un qualcosa di apparentemente gradevole e seducente, che cela però una realtà ingannevole. Non ce ne voglia nessuno se, per concretizzare il concetto, rimandiamo ad uno dei fenomeni web contemporanei: l’influencer marketing. Non facciamo di tutta l’erba un fascio, sia chiaro, dal momento che alcuni influencer, attraverso il web, riescono anche a diffondere messaggi e contenuti positivi. La stragrande maggioranza, però, ha furbescamente trovato il modo di pubblicizzare se stessi e ricavarne guadagno, esaltando stili di vita apparentemente affascinanti, agghindati di lusso e ricchezza ma che, sotto sotto, rappresentano un inno alla vacuità. Vacuità che rischia di influenzare una generazione che corre il rischio di vivere aggrappata al mito dell’apparire, trascurando l’importanza dell’essere. L’era dell’orpello, azzardiamo.ù

Louisa May Alcott scrisse «i ragazzi diventano uomini migliori quando imparano ad usare i propri talenti, non come meri orpelli, ma come strumenti con cui forgiare il proprio avvenire». Touchè.

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domenica 27 Settembre 2020