Intervista a Barbara Marchesi – Sperimentando si impara. Covid-19 e Radio Universitarie

Intervista a Barbara Marchesi, della radio universitaria Fuori Aula Network.

Emergenza sanitaria e attività in radio. Come vi siete organizzati nella Fase 1? Siete riusciti a proseguire con le attività a distanza?

Nel periodo iniziale ero poco fiduciosa, pensavo che le attività della radio sarebbero state sospese in via definitiva. L’unica attività che svolgevamo era quella di postare delle stories sulla nostra pagina di Instagram, in cui mostravamo le nostre attività in casa o informazioni di stampo istituzionale. La radio mandava in onda soltanto playlist musicali, mentre le altre trasmissioni erano state sospese. Avevo intuito le attività che avremmo svolto a distanza per la radio si sarebbero limitate a questo. Poi, all’improvviso, una ragazza della radio – studentessa come noi – che al momento è anche la responsabile dell’organizzazione, ha preso in mano la situazione e ci ha proposto di proseguire con i programmi a distanza (con tutto ciò che questo comportava). E così abbiamo ricominciato a lavorare sui programmi da mandare in onda e ci siamo lanciati in questa avventura.

In che senso? Ci avete messo molto tempo a riadattarvi, quando avete ripreso le attività?

Ci abbiamo messo un po’ di tempo: non avevamo i microfoni a cui potevamo accedere dalla regia e non potevamo usare lo stesso programma di montaggio che usavamo all’università. Per non parlare dell’assistenza umana… specialmente per i nuovi arrivati. Abbiamo dovuto imparare ad usare programmi e materiali nuovi, e questo ha richiesto del tempo. Comunque, a forza di registrare puntate, abbiamo imparato a organizzare e velocizzare il lavoro, sia dal punto di vista contenutistico dei programmi che dal punto di vista tecnico.

Avete dovuto cambiare anche i contenuti dei programmi?

Alcuni programmi sì. Ad esempio, quello di cui mi sono occupata io, inizialmente, prevedeva anche la presenza degli studenti Erasmus. Non potendoli incontrare, ho dovuto impostare un altro format per il programma, discorsivo e che contenesse soltanto il dialogo tra me e l’altra redattrice con cui lavoravo. L’interlocuzione con persone terze l’abbiamo dovuta escludere. Inoltre, la ricerca del materiale per il programma si limitava ad internet (connessione permettendo) e ai libri che avevamo a casa…non potevamo accedere nemmeno alla biblioteca. Altri programmi “istituzionali” che fornivano informazioni sull’organizzazione dell’università, invece, come il giornale radio, non hanno cambiato format e contenuti.

Cosa hai imparato da questa esperienza?

Personalmente, ho imparato ad organizzare un testo per la radio e a comunicare, in modo incisivo ed efficace, una storia. Questo non è secondario, perché è il primo anno che lavoro in radio e ho potuto sfruttare questa abilità anche in altri ambiti esterni. Per quanto riguarda la radio in quarantena, abbiamo imparato ad essere flessibili e proseguire con determinazione un’attività, anche in un periodo di difficoltà come questo.

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domenica 29 Novembre 2020