“Il regista” – Sirio

“Il regista” – Sirio

Il cielo quando vuole dire qualcosa la dice, senza farsi problemi. Quella sera la luna spuntò al momento giusto tra le case fatiscenti che sovrastano il vicolo della scaletta. Marco sognava da sempre di diventare un regista, ma in quell’istante temette di aver sbagliato sogno. Sofia, la ragazza dai sandali di pelle, gli occhi azzurri ed il sopracciglio spezzato a causa di una ferita riportata nell’ultima manifestazione anarchica gli aveva sorriso.

Marco aveva fissato ogni fotogramma con una precisione maniacale. Ogni scena di quella che sarebbe potuta essere o, meglio, che era certo sarebbe diventata la pellicola del suo film era stata preparata alla perfezione. Aveva scelto la città più bella, gli attori migliori e le comparse più calzanti.

Una villetta a schiera, un letto matrimoniale, una trapunta bianca, un cane addomesticato, tante bugie e una chiave in grado di chiudere per sempre la serratura delle ali che avrebbe potuto spiegare. Senza rendersene conto aveva trasformato il suo sogno nel peggior incubo: era diventato il burattinaio di se stesso, giungendo ad amare le catene che lo imbrigliavano e che, al tempo stesso, lo sorreggevano.

Spesso è facile ingannarsi, credendo di navigare verso chissà quale porto quando, in realtà, non si avanza di un metro. Si cade in un buffo labirinto da sbrogliare, come a bordo di un veliero dalle vele squarciate, che danno solo l’impressione di gonfiarsi, traghettandoci però in nessun dove. E’ altrettanto facile perdere l’attrazione per il non provato, non riuscendo più ad alzare gli occhi verso nuovi orizzonti. Diventare l’espressione di un’ equazione senza risultato è il gioco di un istante: si fa il passo e non si può più tornare indietro.

Marco si trovava quella sera ad un bivio ed entrambe le vie erano illuminate da quella luna bugiarda. Ora aveva due chiavi, una per mano. Strinse forte la chiave nella mano sinistra, chiuse gli occhi e vide la serratura e la porta di quella casa: il letto era rifatto, il cane dormiva, Anna cucinava dello spezzatino. Lui fumava nervosamente sul poggiolo, rifuggendo quel nauseante odore di carne e di spezie.

Riaprí gli occhi, strinse la chiave nella mano destra, li richiuse. Sofia era davanti a lui e sorrideva. Si avvicinò e gli consegnò un filo con all’estremità un aquilone. Marco vide una piccola soffitta, una distesa di libri sparpagliati su un letto sfatto. Sentì l’aroma dell’oriente ed il sapore del tabacco. Sofia era alla finestra e gli dava le spalle: una sagoma nera nel riflesso del tramonto.

Spalancò di nuovo gli occhi e il nulla si distese davanti a lui: erano scomparsi la chiave e l’aquilone, Sofia ed Anna, la villetta e la soffitta. Era rimasta solo quella luna sopra il vicolo ed un chiacchiericcio di sottofondo. Si guardò intorno, fece un sospiro profondo ed accese una sigaretta, si incamminò senza una meta precisa, senza alcuna realtà preimpostata.

Il sogno di Marco era diventare regista: si era realizzato.

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domenica 24 Ottobre 2021