Il bue e il filosofo

#nonlasciamocelescappare: reboante

«Si dice “reboante, non “roboante”!», per citare una famosa scena di Harry Potter, protagonista Hermione Granger. Anche se più spesso usiamo roboante con la “o”, la forma reboante, con la “e”, è più corretta.

Parente dell’aggettivo “reboante” è il sostantivo “boato”. La radice etimologica dei due termini è un verbo latino (reboo) che richiama il muggito del bue. Una voce reboante è una voce vibrante e profonda. Reboante ha però un altro significato, negativo. Indica qualcosa di altisonante, vuoto, tronfio. In questo caso ad essere reboante non è una voce, ma un discorso. Reboante è un termine da maneggiare con cura. Dire a qualcuno che la sua voce suona come un muggito, o che i suoi discorsi sono inconcludenti, potrebbe non essere esattamente un complimento.

Per fortuna abbiamo a disposizione molti sinonimi. C’è “tonante”, che deriva dal tuono. “Fragoroso”, dal rumore di qualcosa che si spezza. “Risonante”, più generico, designa tutto ciò che produce vibrazioni sonore. “Rimbombante”, più moderno, rimanda all’esplosione di una bomba. Per i più raffinati c’è anche “stentoreo”, ovvero: dalla voce forte come Stentore, eroe omerico. Ci sono molti sinonimi anche per l’accezione negativa di reboante, ad esempio: altisonante, ampolloso, enfatico, magniloquente, pomposo.

Il termine reboante deriva, come dicevo, dal verso del bue. Oggi i bovini fanno “muu”, per i latini, invece, facevano “boo”. Certo, il collegamento tra la parola reboante e il muggito si è ormai perso nella percezione comune. D’altronde, chi sa cos’è un bue al giorno d’oggi? Il bue è un toro castrato di almeno quattro anni. Di solito un bue viene mangiato prima di diventare bue, ovvero quando è ancora vitello (meno di un anno) o manzo (2-4 anni). Il bue è ricordato per la sua forza e pazienza, perché nei secoli passati veniva usato per trainare l’aratro. Non a caso si dice “forte come un bue” e “avere la pazienza di un bue”.

Certo, dare del bue a qualcuno non è mai stato un complimento, nemmeno prima della rivoluzione industriale. Da studente, il filosofo e teologo Tommaso d’Aquino (1225-1274) veniva deriso dai suoi compagni con il soprannome di “Bue Muto”: “muto” perché silenzioso, “bue” perché corpulento. Il maestro di Tommaso commenterà: «Lo chiamiamo bue muto, ma egli darà un muggito tale nella dottrina, che risuonerà in tutto il mondo».

Più reboante di così!

Nicolò Marchi

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martedì 7 Dicembre 2021