Dossier – La guerra cibernetica

Le società moderne sono pervase da reti e sistemi di controllo basati sulla programmazione informatica e questioni di hackeraggio o violazione dei sistemi informatici non vengono più considerate di mero ordine pubblico, bensì potenzialmente anche di sicurezza internazionale. A partire dagli anni 80 stiamo assistendo a una militarizzazione e securitizzazione del cyberspazio, che secondo attivisti e giuristi minaccerebbe Diritti Umani fondamentali.

In questo dossier trattiamo il tema della cyberwar, nelle sue varie sfaccettature: leggete qui tutti i focus e le sezioni del dossier, tra cui:

  • Cyberspazio e vulnerabilità cibernetica
  • Vulnerabilità strutturali e tecniche
  • Sta avvenendo una rivoluzione in ambito militare?
  • Instabilità nella stabilità
  • Chi fa cosa: L’UE aumenta il budget per la guerra contro la disinformazione
  • Cybersicurezza e Diritti Umani
  • Stuxnet

La guerra informatica

Per Giacomello e Saroli, la cyber guerra non è una mera possibilità, bensì una realtà, che va considerata ed affrontata: spionaggio, sabotaggio, guerra psicologica, manomissione di reti di comunicazione, disabilitazione di servizi sino a danni fisici, ecco la gamma delle operazioni realizzabili semplicemente grazie ad un computer ed una tastiera. Stiamo assistendo a quella che viene definita in gergo “weaponization”, ovvero trasformazione in arma di internet e del codice informatico. Una tale guerra potrebbe consistere in operazioni di vario tipo: pre-cinetiche, ibride o esclusivamente cibernetiche.

Le azioni pre-cinetiche sarebbero volte a preparare e facilitare l’attacco condotto con mezzi fisici convenzionali, come quando nel 2008 Israele avrebbe hackerato la rete di difesa aerea siriana, una delle migliori della regione all’epoca, permettendo a dei cacia della propria aviazione di penetrare indisturbati ed irrivelati lo spazio aereo siriano e di bombardare obiettivi sensibili.

Per guerra ibrida si intende invece un approccio già impiegato nel 2008 in Georgia dalla Federazione Russa, che ha  deliberatamente provocato una serie di Distributed Denial of Servicies, ovvero di malfunzionamenti diffusi nei servizi di comunicazione e gestione degli apparati governativi, che hanno amplificato il danno e facilitato l’avvenimento del contemporaneo attacco militare convenzionale russo.

Infine la cyberguerra pura, con operazioni condotte nel mero ambiente cibernetico artificiale, potrebbe portare alla possibilità di provocare danni fisici e vittime semplicemente con l’ausilio di una tastiera e di un codice malvagio fatto penetrare nel sistema informatico nemico. Quest’ultima non è fantascienza, è realtà ed il “game changer”, ovvero il caso della svolta è stato quello di Stuxnet, un malware che dal 2009 al 2010 ha operato nascostamente nelle reti di controllo delle centrifughe di arricchimento dell’Uranio nello stabilimento di Natanz in Iran, alterandone il funzionamento mandandole fuori uso, rallentando così il programma di sviluppo nucleare iraniano. (Focus 2)

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sabato 26 Settembre 2020