Conferenza sul futuro dell’Europa, intervista a Pier Virgilio Dastoli

Intervista al Presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo

La cerimonia della firma, nelle scorse settimane, nell’emiciclo di Bruxelles del Parlamento Europeo, di una dichiarazione comune di Parlamento Consiglio e Commissione dell’Ue, sancisce l’avvio della Conferenza sul Futuro dell’Europa, la cui apertura è attesa per il 9 maggio, Festa dell’Europa.

Il Movimento Europeo Internazionale coordina, attraverso 34 Paesi, la partecipazione ai processi di integrazione europea di organizzazioni della società civile, parti sociali, ong, partiti politici, enti locali e mondo accademico, insieme all’Unione dei Federalisti Europei, che è invece un’associazione di persone.

L’Atlante delle guerre ha intervistato Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo (Cime), sua articolazione in Italia.

In che prospettiva il Movimento Europeo guarda alla Conferenza sul Futuro dell’Europa?

«Con l’idea di completare il processo di integrazione europea nella direzione di un passaggio dal metodo comunitario a un sistema di tipo federale. La Conferenza costituisce un buon punto di inizio, alla cui conclusione sosteniamo che debba essere il Parlamento Europeo, unica istituzione eletta dai cittadini, ad assumere la leadership di un processo di riforma dell’Unione.»

Quali le tematiche in agenda e gli aspetti della base normativa e delle politiche europee in causa rispetto ai temi della guerra, dei conflitti e della pace?

«Nella Dichiarazione comune mancano alcune delle aree di dibattito da noi caldeggiate, in particolare quello di una capacità fiscale autonoma dell’Unione per poter svolgere delle missioni che altrimenti non possono essere svolte dagli Stati nazionali.

È invece presente il tema del “ruolo dell’Europa nel mondo”, ma in maniera generica. Nel Trattato di Lisbona in politica estera gli Stati nazionali conservano la maggior parte dei poteri e noi riteniamo che questo debba cambiare, anche eliminando il voto all’unanimità a livello del Consiglio.

Riguardo alla pace, il Movimento Europeo aveva sostenuto, purtroppo senza successo, che nella Costituzione europea, scritta all’inizio di questo secolo, dovesse essere inserito un articolo simile all’articolo 11 della Costituzione italiana, che dicesse che l’Unione europea respinge la soluzione di conflitti sul piano militare, scegliendo invece la strada della cooperazione e della pace. Continuiamo a ritenere che l’Europa debba dotarsi di un nuovo trattato, di tipo costituzionale, breve, e che l’inserimento di un tale articolo, con una formulazione giuridicamente vincolante, sarebbe un segnale forte inviato dall’Ue.»

Al seguente link è possibile leggere l’intervista completa sull’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo.

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sabato 10 Aprile 2021