Che cena… pantagruelica! – Giacomo Ferri

Mi fa sorridere il fatto che “pantagruelico” sia un aggettivo inserito da Zanichelli nella lista delle parole da salvare. Mi fa sorridere perché ricordo i lunghi giochi estivi della mia infanzia, che si concludevano sempre con una cena che mio papà definiva “pantagruelica”: un’abbuffata di svariate prelibatezze, spesso in compagnia. Mi ha sempre incuriosito quell’aggettivo, pantagruelico, per il suo suono strano e antico, ma non ho mai avuto dubbi circa il suo significato: “pantagruelico” è sempre stato sinonimo di grande mangiata.

La Zanichelli, e le sue #paroledasalvare, offrono un’ottima occasione per capire a fondo l’origine e il significato di questo aggettivo. Partiamo dal principio. Pantagruel è uno dei protagonisti del ciclo di romanzi cinquecenteschi Gargantua e Pantagruel, scritti da François Rabelais. Pantagruel, figlio di Gargantua, è un gigante vorace, continuamente occupato in abbuffate e in grandi bevute insieme al padre e ai loro compagni. Per questo motivo, “pantagruelico” è diventato sinonimo di “gigantesco” con speciale riferimento all’appetito o a cose concernenti la tavola.

Nel tempo è leggermente cambiato, generalizzandosi, il campo semantico accolto nell’aggettivo. Ponendosi maggiormente in linea con l’originale rabelesiano – Pantagruel era un gigante vorace di conoscenza non meno che di cibo – “pantagruelico” ha assunto il generico significato di “gigantesco, enorme”, non più riferito unicamente ai banchetti.

Ma qual è l’origine di questo nome? Rabelais stesso ci dà la risposta, raccontando la genesi del gigante: “E poiché in quel giorno nacque Pantagruele, il padre gli impose quel nome da Panta che in greco vuol dire tutto e Gruel che, in lingua agarena (cioè araba, ndr) significa assetato. Volendo con ciò ricordare che nell’ora della sua natività la gente era tutta assetata e prevedendo, con spirito profetico, che un giorno sarebbe re degli assetati”.

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venerdì 7 Agosto 2020