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71° Trento Film Festival- Viaggio a Oblivia. Perchè potremmo essere ecologisti ma non ci riusciamo?

Viaggio a Oblivia è l’ultima fatica letteraria dell’esploratore lombardo Alex Bellini che dal 2019 si è letteralmente imbarcato nell’impresa di navigare i dieci fiumi più inquinati al mondo: è a quota sei e gliene mancano tre cinesi, avendo abbandonato l’idea del Niger per motivi di sicurezza.

Il titolo del libro – nel quale racconta aneddoti tratti da queste sue esperienze – prende ispirazione da una canzone della pop-star Katy Perry ambientata in una città parco giochi – Oblivia, per l’appunto – nella quale le persone vivono in un mondo roseo isolati dalla realtà esterna. Per la cantante il duro risveglio arriva ad opera dell’unica spina rimasta sullo stelo di una rosa. “Anche noi dobbiamo svegliarci dal nostro roseo torpore, tonare a vedere la realtà e puntare alla sostenibilità”, conclude Bellini.

Il suo viaggio lo ha infatti condotto fino al Great Pacific Garbage Patch, un milione e mezzo di chilometri quadrati per 100 mila tonnellate di plastica in mezzo all’oceano. “Vedendolo ho pensato: “Tutto qui?” e poi mi sono spaventato della pericolosità di questo pensiero”, ricorda l’esploratore. La plastica è infatti tanto più infida quanto più è piccola.

“Durante i miei viaggi sull’acqua, l’elemento che dà la vita, da cui tutto nasce, mi sento più vicino che mai alle persone care che sono lontane, al cielo e a mia madre che ho perso nel 1999. E sento anche molto più forte l’appartenenza al pianeta Terra. 6000 anni fa il fiume Indo in Pakistan ha dato i natali ad una civiltà e 2000 anni dopo quella stessa civiltà si è estinta a causa dello spostamento del suo corso”, spiega Bellini. Le città fantasma sembrano essere rimaste come un monito di quello che succede con il cambiare degli ecosistemi.

Poco più a sud c’è invece una città viva ma con grossi problemi di smaltimento dei rifiuti e di approvvigionamento idrico: a seconda della fazione politica appoggiata, si gode o meno dell’oro blu. L’inquinamento si concentra in particolare nelle zone povere del mondo: lì le persone sono talmente impegnate a soddisfare i bisogni primari, a sopravvivere, che problemi come la sostenibilità non possono riuscire a toccarli. “Il mondo occidentale deve capire che per quanto l’essere umano possa essersi evoluto, alcuni suoi comportamenti sono ancora quelli che attuava nella preistoria: meglio una mela oggi che due incerte domani. Da qui deriva la nostra miopia decisionale”.

Anche l’appartenenza ad un clan è una caratteristica insita nell’uomo. Essa crea rivalità: implica che ci debbano sempre essere dei vinti e dei vincitori. Secondo l’esploratore, invece, l’unico modo per migliorare è restare uniti in quanto tutti interconnessi: “Si deve avere una visione sistemica, pensare alle conseguenze, chiedersi non quale strategia posso mettere in atto ma quale persona voglio diventare. È da qui che nasce il senso di responsabilità nei confronti dei posteri, di chi ancora non è nemmeno nato”.

Questo senso di responsabilità è ciò che ha spinto Bellini a portare con sé moglie e figlie nella navigazione del Mekong, tra Laos e Cambogia: trasformare l’informazione in conoscenza tramite l’esperienza personale. “Volevo iniziarle alla meraviglia e allenarle alla relazione con lo straniero: è la famiglia l’istituzione che deve educare alla sostenibilità. Volevo che imparassero che il modo migliore per migliorare il futuro è essere gentili”.

Cultura
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venerdì 19 Aprile 2024